La Melagranata

 

Montalbano, il gabbiano e una pentola di pane

Montalbano è tornato. Più anziano, più consapevole. Più refrattario che mai a compromessi e facili scappatoie.
Montalbano è tornato, e deve fare i conti con la strana danza di morte di un gabbiano; con Zingaretti, che lo impersona nei film tratti dalle sue imprese; con Camilleri, che segue , e scrive, le sue vicende; con il suo amore per Livia ormai sgretolato, dal tempo e dalla distanza; con l’altro se stesso, più impulsivo e sentimentale.
In una Sicilia che è lo specchio deformato e impietoso di un Italia corrotta e borbonica, il commissario mantiene tenaci e leali gli affetti più veri: per i suoi uomini, che rischiano la vita ogni giorno,e per la Giustizia, così spesso sbeffeggiata e ingiuriata, non solo da criminali di professione.

Montalbano è tornato, ed ha recuperato lucidità e forza, la mente attenta, il ragionamento acuto e brillante.
Montalbano è tornato ieri e io l’ho letto in un fiato, come al solito. Ha il sapore delle cose buone e antiche, solide e incorruttibili.
Un po’ come questo piatto, semplice e buono, con il pane come scrigno di profumi e di sapori.
Il pane non è solo un alimento, ma racchiude in sé valori primigeni: è il simbolo primordiale della civilizzazione dell’uomo assieme al sale, al vino e all’ olio.
E’ archètipo della bontà. E’ amicizia: il significato stesso di compagno deriva dal latino cum panis, cioè colui con cui si divide il pane.
Nelle Scritture troviamo Adamo, che si guadagna il pane, con il sudore della fronte. Al Signore, chiediamo il pane quotidiano.
Nella storia delle rivolte popolari, è per il pane che si lottava, e si moriva, non certo per le brioches!
Nell’antichità il piatto era sostituito da una specie di focaccia di pane. I cibi venivano posti su questa focaccia che si inzuppava di umore e sapore e quindi veniva mangiata. (Il nome piadina deriva appunto da platus.)
E nello stesso modo il pane era anche usato per cuocere in forno,senza perderne succhi, aromi e sapori, cibi come questo, la cui ricetta ho trovato, anni fa, su non so quale giornale di cucina; splendido protagonista di cene tra amici o buffet estivi.

Agnellino al mirto in pane di Altamura

Ingredienti per 8 persone ca.
1 grossa forma di pane d’Altamura, ½ agnellino da latte tagliato a pezzi, 250 g pomodori ciliegia maturi e sodi, 150g peperoncini verdi dolci, 1 peperoncino piccante, 1 mazzo di cipollotti, 2 spicchi d’aglio, 1 mazzetto di mirto, 50 g olive nere taggiasche snocciolate, olio e.v.o, sale

Tagliate la calotta superiore del pane e tenetela da parte.
Svuotate parzialmente il pane, in modo che rimanga attaccato alla crosta uno strato uniforme di mollica. Mettete la carne in una ciotola con una manciata di foglie di mirto, l’aglio non spellato, il peperoncino. Salate, irrorate con un po’ d’olio. Unite i pomodorini, dopo averli incisi leggermente, e i peperoni dolci. Tagliate a pezzi i cipollotti, mettetene tre quarti sul fondo del pane, con qualche oliva e mescolate il resto alla carne.
Versate tutti gli ingredienti nel pane, le olive rimaste, qualche rametto di mirto irrorate con olio e richiudete il pane con la calotta. Legatelo con lo spago da cucina, in modo che rimanga ben chiuso e mettetelo su una placca, in forno caldo a 180° per 15 minuti. Avvolgete poi il pane in fogli di alluminio e proseguite la cottura per un’ora e mezzo. Togliete l’alluminio, proseguite ancora la cottura per 10minuti. Slegate e servite.

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