La Melagranata

dicembre 2010

Auguri di Buon Anno Nuovo!

zuppa_zucca_e_lenticchie

 

Questa è semplicemente una copia del post di questa mattina. Là la foto non si vedeva. Qui si. Non mi chiedo neanche più il perché! Voi la vedete? Bene! 

Non amo i viaggi organizzati, i villaggi vacanze, le feste con gli animatori e tutto ciò che mi pare essere il “dovere” di divertirsi. Nè amo molto i bilanci finali, con l’elenco di ciò che è andato bene e le lamentazioni su ciò che non siamo riusciti ad ottenere! L’esame di coscienza serale è, retaggio del catechismo infantile, una delle tappe inderogabili della mia giornata: ed impormelo anche a fine d’anno mi sembra francamente pleonastico!

Ma gli Auguri a voi li faccio! Affettuosi e pieni di gratitudine, per la vostra assidua presenza, per la vostra pazienza, per la gioia che mi trasmettete, per gli incoraggiamenti! Grazie e un abbraccio grande!

La mia ricetta di fine anno, vista su un vecchio numero della Cucina Italiana, e poi modificata fino a sentirla più mia, non è un dolce sontuoso, o una pietanza trionfale.

E’ una zuppetta semplice. Che ha lenticchie, zucca e capesante. Tre ingredienti che mi piacciono moltissimo, i primi di retaggio contadino, l’ultimo tradizionale nei cenoni di Capodanno. E un tocco lieve mediorentale, nell’uso del coriandolo, a profumare. 

Una ricetta semplicissima.  E benaugurale!

 

 

 

Zuppetta dorata di zucca e lenticchie con capesante alla vodka.

 

 

400g di zucca

1 porro

200g di lenticchie

2 scalogni

Un ciuffo di coriandolo

Un rametto di timo

Brodo vegetale, mezzo litro

Olio evo

burro

4 capesante

Vodka, q.b.

 

In una casseruola far sciogliere una noce di burro in un filo d’olio. Unire il porro tagliato a fettine, la zucca a pezzi. Coprire con il brodo, salare e far cuocere per circa 20 minuti.

In un’altra casseruola rosolare dolcemente gli scalogni tritati in un filo d’olio, con un rametto di timo e qualche foglia di coriandolo tritata. Unire le lenticchie, coprire con due tazze d’acqua e portate a cottura.

Frullare la zucca.

Eliminare il rametto di timo dalle lenticchie e unire le due preparazioni. Condire con un filo d’olio crudo e delle foglie di coriandolo fresco spezzettate.

In una larga padella fate saltare in un filo d’olio e una noce di burro spumeggiante le capesante ben pulite. Sfumate con la vodka e fiammeggiate.

Suddividere la zuppetta nelle ciotole individuali, unire una capasanta ad ogni porzione e ancora una fogliolina di coriandolo.

 

(La foto, scattata durante una recente cena a casa mia, è della mia amica Ivana)

Scritto da Patrizia il 31 dicembre 2010 alle 02:47 / 2 Commenti / Link permanente

Buon Anno Nuovo!

 

zuppa_zucca_e_lenticchie 

 

P.S. Un p.s. all’inizio…la foto c’è, ma non si vede! Vattelapesca perché….ho provato per ore, levandola e rimettendola..cambiando formato, cambiando foto…grrrrrrrrrr!! Ora le cose sono due: o ve la guardate nell’icona piccolina, là sotto, oppure passate il mouse qui sopra (dove dovrebbe esserci, ed in effetti c’è, ma non si vede) e appena la freccina diventa una manina (!!) cliccate, si aprirà la foto…ecchecaspita!!!

Non amo i viaggi organizzati, i villaggi vacanze, le feste con gli animatori e tutto ciò che mi pare essere il “dovere” di divertirsi. Nè amo molto i bilanci finali, con l’elenco di ciò che è andato bene e le lamentazioni su ciò che non siamo riusciti ad ottenere! L’esame di coscienza serale è, retaggio del catechismo infantile, una delle tappe inderogabili della mia giornata: ed impormelo anche a fine d’anno mi sembra francamente pleonastico!

Ma gli Auguri a voi li faccio! Affettuosi e pieni di gratitudine, per la vostra assidua presenza, per la vostra pazienza, per la gioia che mi trasmettete, per gli incoraggiamenti! Grazie e un abbraccio grande!

La mia ricetta di fine anno, vista su un vecchio numero della Cucina Italiana, e poi modificata fino a sentirla più mia, non è un dolce sontuoso, o una pietanza trionfale.

E’ una zuppetta semplice. Che ha lenticchie, zucca e capesante. Tre ingredienti che mi piacciono moltissimo, i primi di retaggio contadino, l’ultimo tradizionale nei cenoni di Capodanno. E un tocco lieve mediorentale, nell’uso del coriandolo, a profumare.

Una ricetta semplicissima.  E benaugurale!

 

Zuppetta dorata di zucca e lenticchie con capesante alla vodka.

 

400g di zucca

1 porro

200g di lenticchie

2 scalogni

Un ciuffo di coriandolo

Un rametto di timo

Brodo vegetale, mezzo litro

Olio evo

burro

4 capesante

Vodka, q.b.

 

In una casseruola far sciogliere una noce di burro in un filo d’olio. Unire il porro tagliato a fettine, la zucca a pezzi. Coprire con il brodo, salare e far cuocere per circa 20 minuti.

In un’altra casseruola rosolare dolcemente gli scalogni tritati in un filo d’olio, con un rametto di timo e qualche foglia di coriandolo tritata. Unire le lenticchie, coprire con due tazze d’acqua e portate a cottura.

Frullare la zucca.

Eliminare il rametto di timo dalle lenticchie e unire le due preparazioni. Condire con un filo d’olio crudo e delle foglie di coriandolo fresco spezzettate.

In una larga padella fate saltare in un filo d’olio e una noce di burro spumeggiante le capesante ben pulite. Sfumate con la vodka e fiammeggiate.

Suddividere la zuppetta nelle ciotole individuali, unire una capasanta ad ogni porzione e ancora una fogliolina di coriandolo.

 

(La foto, scattata durante una recente cena a casa mia, è della mia amica Ivana)

Scritto da Patrizia il 31 dicembre 2010 alle 07:40 / 0 Commenti / Link permanente

Fresh mango chutney.

fresh_mango_chutney 

Le cose sono due. O ve ne andate al 181 di Piccadilly Street, Londra, e ve  ne fate una bella scorta, o questo chutney dovete proprio farvelo da voi.

Lo scorso luglio, da incosciente, ne avevo comprato un solo vasetto ed a settembre era già finito.

Ho cercato, confrontato e pure sperimentato varie ricette, recuperate in internet, ma non riuscivo ad avvicinarmi all’originale del Colonnello Skinner, chiunque egli fosse, depositario, reale o meno, della ricetta di Fortnum.

Poi, analizzando la lista degli ingredienti dal vasetto, ormai vuoto, (ebbene si, conservo vasetti, spaghi e nastri, scatole ecc.. per la serie maniman, ricordate?)documentandomi su alcuni libri di cucina indiana e facendo un po’ di esperimenti, sono arrivata a questa ricetta. Che mi piace molto di più di quella industriale. Modestia a parte, ovviamente.

 

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Scritto da Patrizia il 29 dicembre 2010 alle 12:11 / 2 Commenti / Link permanente

Non cucino piu’!

topo_rodriguez

 

Basta! Non cucino più, almeno fino….a Pasqua!

Ieri mi son presa una giornata sabbatica. Mi sono trasformata in una gelatina, spalmata sul divano, piombata in un torpore profondo, arresa ad un far niente assoluto. Tre giorni in cucina. Non ho più l’età. O il fisico. O entrambe le cose.

Prima il Pranzo di Natale, cucinato qui e poi trasportato, in grandi scatole, a casa di mia mamma.  Poi la Cena del Ventisei. Che è una tradizione, un rito, un ritrovarsi con gli amici. Ognuna di noi ha l’invito libero: le ragazze ed io invitiamo i nostri rispettivi amici a passare la serata tutti insieme, giovani ed adulti. Massimo 20 amici ognuno. Poi qualche defezione, qualche influenza, qualche partenza anticipata…ma restiamo sempre su bei numeri!

Bellissima serata, con amici vecchi e nuovi, un po’ di musica e qualche imprevisto. In un angolo della sala da pranzo allestisco un tavolo di formaggi (si, io non ne mangio, ma non sono così integralista da non permettere ai miei ospiti di farlo!):grande tagliere con molte varietà, marmellate e gelatine, chicchi d’uva, canditi…il distinto avvocato, in una mano piatto e bicchiere colmo, cerca di tagliarsi una fetta di cacio stagionato, molto, e resistente, parecchio. Insiste, si appoggia con tutto il suo peso al formaggio…e al tavolino antico che lo sostiene…e che si spatascia con un gemito! Volo carpiato del tagliere, dell’avvocato e di formaggi, gelatine, panini alle noci. 

Ma dicevamo del cucinare. Troppo. Ancora oggi l’idea di accendere il gas, solo per farmi un caffè, mi trasforma immediatamente nel Topo Rodriguez: Slowpoke, el ratòn màs lento de Mexico,  il cugino lento di Speedy Gonzales, quello alto, magro (beato lui!), con il sombrero calato.

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Scritto da Patrizia il 28 dicembre 2010 alle 08:43 / 0 Commenti / Link permanente