food life photografy
La Melagranata

 

Soffici carezze.

 

Il cielo è limpido e pulito: la città pare lavata e i suoi tetti di ardesia luccicano al sole. Il mare è specchio azzurro, teso e scintillante. E’ ottobre, ma pare uno splendido settembre. Quest’estate strana e ingannevole sta finendo con grazia.
La notte scende un freddo birichino, che ci costringe ad affondare sotto morbidi e caldi piumoni . Al mattino, la fotografa rabbrividisce, scaldandosi le mani attorno alla ciotola del caffelatte.
Adoro l’autunno. E’ voglia di coccole, di tempo quieto e familiare, di domeniche in campagna, di lunghe passeggiate con Tilly,  dei primi leggeri pullover, di dolci tenerezze.
E’ voglia di cibi semplici, caldi e confortanti, che conservino il calore e il colore del sole, delle foglie che ingialliscono sugli alberi, delle prime castagne, dei funghi e dell’oro puro della zucca.
E’ voglia di piccole attenzioni dolci, come questi biscotti morbidissimi, che la nonna mi preparava quando ero piccola. Se ne fanno meravigliosi tiramisù, zuppe dolci o charlotte, ma io li amo così,  appena intinti nel latte o nel tè: sono una vera delizia. Leggerissimi e molto più morbidi dei savoiardi, di cui evidentemente sono parenti stretti, sono biscotti molto comuni a Genova, preparati in ogni pasticceria della città da tempo immemorabile.
Ma è difficilissimo trovarne una ricetta precisa. Nulla valgono preghiere e suppliche al pasticcere di fiducia: sono riuscita solo ad avere qualche no: niente fecola, niente lievito (e questo si sapeva!) solo zucchero, farina, uova e una nuvola di zucchero a velo.
Ho consultato vari libri di Cucina ligure e genovese, ma non ve ne è traccia, tranne una ricetta, ne La cuciniera genovese di G.B. e G. Ratto che, a pag. 186, ricorda dei Biscotti della Regina, che molto si avvicinano a questi, pur con dosi un tantino differenti.
Ho provato un paio di volte, poi mi sono fermata a queste dosi, che mi han dato risultati davvero soddisfacenti.
A volte li profumo, tradizionalmente, con buccia di limone grattugiata, altre con buccia d’arancio o di altri agrumi ( con i mandarini son da urlo!) altri faccio felice la Fotografa e uso la vaniglia,unendo i semini di mezza bacca ai tuorli battuti con lo zucchero. Al posto dell’acqua e buccia di agrumi, si può usare direttamente la stessa quantità di acqua di fior d’arancio… un paradiso!

Biscotti caporali.

6 uova
200 g di farina
200 g di zucchero
scorza di mezzo limone grattugiata
zucchero a velo

Montate a lungo i tuorli con 140 g di zucchero, unite poi 25 g di acqua ( ca. due cucchiai) e la scorza grattugiata del limone, e continuate a montare fino a che non saranno bianchi e fermi.
Unite delicatamente la farina setacciata, un poco alla volta, senza smontare il composto.
Montate a neve fermissima gli albumi, con un pizzico di sale. A metà procedimento, unite lo zucchero rimanente ( 60 g ), continuando a montare fino ad avere un composto fermissimo.
Incorporate i bianchi a neve al composto di tuorli e  farina , facendo attenzione a non smontarli.
Versate il composto in una sac-à-poche  dalla bocca liscia e formare dei bastoncini lunghi circa 6-7 cm sulla placca del forno, rivestita di carta forno, distanziandoli di qualche cm. perché tendono ad allargarsi.
Infornateli a 160 °C per venti minuti circa.
Una volta freddati, spolverizzateli di zucchero a velo.

11 commenti

1 sabrina 10 ottobre 2011 alle 10:26

mi piacciono molto, anche il vassoietto.
ma niente burro…?
baci

2 Patrizia 10 ottobre 2011 alle 14:01

Sabrina: Niente burro, niente grassi, niente lievito…. e sono meravigliosi! Il vassoietto è un dono della Perla e di Yu! Carino, vero? Baci a te!

3 lydia 10 ottobre 2011 alle 14:27

Sono proprio il mio genere questi biscotti.
Un savoiardo vaporoso, potrei mangiarne a decine senza sentirmi in colpa visto che non hanno grassi

4 Michela 10 ottobre 2011 alle 14:42

Leggo il post, leggo la ricetta e… mi scende una lacrima (di gioia). Ricordi bellissimi di almeno 45 anni fa. Ogni domenica, per il tè, tutta la famiglia da parte di mamma si riuniva. Per noi piccoli c’erano caporali e anicini, per i grandi anche la “sacripantina”( la nonna preparava per noi tutto in grandi quantità e il nonno Michele serviva a tutta la schiera di Michele e Michela di famiglia).
Sono rimasta solo io, ho una nuova famiglia… mi sembra una buona occasione per copiare tutto e riprendere le buone, vecchie tradizioni di un tempo.
Grazie e baci!

5 emanuela 10 ottobre 2011 alle 15:33

belli questi biscotti, li faccio subito così inauguro il mio nuovo ken. il vassoietto lo possiedo anche io, dono speciale di un’amica speciale, rende divertente la presentazione di tanti piccoli dolcetti. grazie per questa ricetta

6 therese 10 ottobre 2011 alle 18:08

ricordi di 34 anni fa quando la famiglia rossi di Chiavari,li usò per collazione.ottimi con il latte freddo.grazie finalmente imparerò a farli bene.grazie

7 Symposion 10 ottobre 2011 alle 23:04

mi piacciono tanto questi biscotti!
anche io con i primi freddi ho voglia di dolcezze :P
buona settimana

8 Patrizia 12 ottobre 2011 alle 10:33

Lydia: Anche io faccio così…però a lungo andare danno dipendenza… e si vede ;)
Michela: Mi hai emozionata, con i tuoi ricordi così teneri. Spero di vederti presto! p.s. per la Sacripantina, a presto!
Therese: Un bacio grandissimo. Io e te ci si vede presto!
Symposion: Sono biscotti scaccia-malinconia, anche se suscitano, come hai letto, ricordi ed emozioni :D

9 ettore 12 ottobre 2011 alle 17:05

ciao

10 Anna 06 novembre 2011 alle 21:31

Li ho fatti ma erano piatti come delle lingue di gatto …
Dove ho sbagliato ?

11 Patrizia 06 novembre 2011 alle 21:36

Anna: Il segreto è tutto nel montare tanto, anzi davvero tantissimissimissimo prima i tuorli e poi gli albumi. E’ davvero l’unico accorgimento. Poi controlla la temperatura del forno: a volte i nostri forni indicano un grad di calore inferiore/superiore alla realtà. Fai una prova con un termometro apposito, poi ritara tempi e calore delle tue ricette. Ciao!

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