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Crême brûlée al profumo di fava tonka.

Un dolcissimo grazie.

 

Un dolcissimo ringraziamento a i tanti, tantissimi, che in questi giorni hanno scritto, qui, sulla mail, su FB e hanno telefonato per informarsi, aiutare, offrire solidarietà ed affetto a tutti gli alluvionati del LEvante ligure ed in particolare ai bambini delle case-famiglia di Rocchetta Vara.
Come sempre, la grandissima comunità dei blogger e di chi naviga su internet è capace di risposte immediate e di grandissima generosità.
A Genova piove.
Siamo sotto un diluvio incessante e la città si allaga: nei sottopassi, nelle ripide vie, giù dalle  crose, un fiume d’acqua invade ogni spazio.
Piove e piove, ne avremo per le prossime 60 ore!
Non oso pensare a cosa stia succedendo nel Levante ligure.
Vi lascio questo dolcino morbido e cremoso, lievemente profumato con la fava tonka, dall’ aroma leggero e delicato, che ricorda un poco la vaniglia e un poco l’anice stellato.
(La fava tonka è reperibile presso le drogherie fornite.)
Questa ricetta l’ho salvata anni fa… forse l’ho presa in un vecchio numero di A tavola, o forse su Sale e Pepe?
Fatto sta che è buono, delicato, coccoloso. E abbiamo tutti bisogno di un po’ di coccole, ogni tanto!
Un saluto piovoso!

La pianta che produce le fave tonka (Dipteris odorata) appartiene alla famiglia delle Favacee. Originaria del Venezuela, cresce anche sui versanti della valle di Caura in Colombia, oltre che in Amazzonia, in Guyana e nell’isola di Trinidad. È un albero che raggiunge nell’età adulta l’altezza di 25 metri e il diametro di circa l metro.
II frutti, che sembrano piccoli manghi, si raccolgono a piena maturazione. Fatti essiccare per un anno, assumono l’aspetto di piccole patate rinsecchite; all’interno ci sono due semi oblunghi, lunghi da 3 a 4 centimetri e larghi 1 centimetro: le fave tonka.
Fresche, le fave sono lisce e marroni; quando invecchiano, la parte esterna diventa nera e rugosa. La mandorla interna è bianca, all’apparenza grassa e untuosa: grattugiata, sprigiona un caratteristico odore erbaceo di fieno-vaniglia-miele (l’essenza aromatica si chiama cumarina, da cumarù, il nome delle fave nelle zone d’origine). A volte, i semi essiccati vengono messi a macerare nel rum per due o tre giorni; poi, sono fatti essiccare nuovamente, finché la superficie si ricopre di una cristallizzazione bianca, simile a brina, ricca di olio essenziale. Questo procedimento accentua l’aroma di cumarina della fava tonka.
In passato la fava tonka era utilizzata soprattutto in profumeria, mentre il suo uso come spezia da cucina è relativamente recente,

Crême brûlée al profumo di fava tonka.

350 ml di panna fresca
150 ml di latte fresco intero
5 tuorli
100g di zucchero semolato
40 g di zucchero di canna
1 fava tonka.
4 cocotte monoporzione o bicchieri di vetro temprato

Fate bollire dolcemente il latte in un pentolino con la panna e la fava tonka grattugiata (come fosse una noce moscata) e togliete dal fuoco.
Sbattete le uova in una ciotola con lo zucchero, cercando di farlo sciogliere senza incorporare aria.
Unire alle uova il composto di latte e panna, aggiungendolo poco alla volta e continuando a mescolare con la frusta:trasferite la crema ottenuta nelle cocotte e cuocetele a bagnomaria in un pentolino con acqua già calda per 35’, fino a ottenere una consistenza simile a quella di un budino. Togliete le cocotte dal bagnomaria e fatele raffreddare in frigorifero per 2 ore.
Spolverare la superficie della crema, in ogni ciotola, con 10 g di zucchero di canna e, aiutandovi con l’apposito cannello a gas, caramellatelo. Se non disponete del cannello, passate le cocotte sotto il grill rovente del forno, finché lo zucchero caramellerà:
Decorate, a piacere, con una stecca di vaniglia e foglioline di menta.

Questa ricetta partecipa all’iniziativa Abbecedario culinario della Comunità Europea

che per le ricette francesi è ospitato da Elena,

Comments 3

  1. Rosy

    Ciao Patrizia, ieri vi ho letto su FB (parlo dei Condomini Genovesi) senza lasciare messaggi, per vedere che tutti stavate bene ed eravate rincasati, sono passata anche dai vostri blog e ho letto qui della tua iniziativa per i bimbi delle case famiglia di Borghetto. Il mio post passaparola l’ho preparato ierisera e fra poco, dopo qualche piccolo ritocco, sarà in linea. Certo mentre scrivevo e da Genova si avevano notizie dell’esondazione dei fiumi, Borghetto sembrava , scusa l’espressione, una goccia nel mare. Dovremmo, forse, considerare di estendere a qualche luogo simbolo o attività cittadina questa tua iniziativa? Te la senti? Siamo tanti … tu e le altre foodblogger che sono sul posto, sapete meglio di cosa ci sarà bisogno. Dove il Comune non arriva… Che ne dici di contattare Don Gallo? Pensaci, possiamo sempre modificare i nostri post.
    Un abbraccio caloroso che possa iniziare a riscaldare il cuore e iniziare ad asciugare almeno le lacrime.
    Rosy

  2. Patrizia Post
    Author
    Patrizia

    Rosy, sei grande!! Ci stavamo pensando ieri sera.. oggi prenderemo un po’ di contatti! Grazie di tutto cuore per la tua generosa disponibilità! Un abbraccio grandissimo
    Patrizia

  3. Rosy

    Scusa, ho scritto Borghetto ma intendevo Rocchetta, ovviamente.
    Mi stavo sentendo anche con Alessà…
    Ti scrivo un’email.

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