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Porrajmos: il genocidio dimenticato di Rom e Sinti

Porrajmos, il genocidio dimenticato di Rom e Sinti

 

 

HANNO CALPESTATO IL VIOLINO ZINGARO
di Rasim Sejdic

Hanno calpestato il violino zingaro
cenere zingara è rimasta
fuoco e fulmini
salgono al cielo.

Hanno portato via gli zingari i bambini divisi dalle madri
le donne dagli uomini
hanno portato via gli zingari.

Jasenovac è piena di zingari
legati a pilastri di cemento
pesanti catene ai piedi ed alle mani nel fango in ginocchio

Sono rimaste a Jasenovac
le loro ossa
denuncia di disumanità
altre albe schiariscono il cielo
e il sole continuava a scaldare gli zingari

 

 

Tutti conosciamo oggi il termine “Shoah”.
Quasi nessuno conosce la parola Porrajmos, ossia divoramento, azzeramento, devastazione, o la parola Samudaripen, genocidio, termini romanes, la lingua parlata dai Romà o più comunemente i Rom, per raccontare uno sterminio ancora oggi negato, trascurato e taciuto, quello degli Zingari ad opera del regime nazista.
Gli studi più accreditati indicano tra 500.000 e 1.000.000 il numero dei Rom eliminati dalla follia nazista, ma la carenza della documentazione, il nomadismo, la mancanza di regolari registrazioni alla nascita, il carattere orale della cultura Rom, sommate ad una visione della memoria dove il male va estromesso dal ricordo ed infine le stragi compiute fuori dai campi di concentramento, rendono questa cifra forse riduttiva.
Il popolo degli zingari non scrive e non filma, non ha memoria, fugge il passato e i suoi fantasmi.
Anche se alcuni studi sostengono l’ipotesi che i Rom furono internati per cause “criminali” o “asociali”, la persecuzione degli Zingari, esattamente come quella degli Ebrei, avvenne per cause razziali. Il regime nazista considerava l’asocialità e l’inclinazione alla criminalità come caratteristiche congenite dei Rom, le teorie di Richard Ritter, il massimo esperto sulla “razza” zingara, riconoscevano le origini ariane di questo popolo, ma marchiavano gli Zingari come razza pericolosa per la purezza del popolo ariano in quanto irrimediabilmente corrotta dal “Wandertrieb”, l’istinto al nomadismo che, secondo gli studi di Ritter, rendeva genetica anche l’inclinazione alla criminalità.
I Rom furono considerati come il massimo della regressione umana e destinati ad opera di Heinrich Himmler prima alla sterilizzazione ed infine allo sterminio. Il 16 dicembre 1942 fu emanato l’ordine di trasferire e internare tutti gli Zingari ad Auschwitz per procedere alla “soluzione finale”.

“Catalogati” con un triangolo marrone che li distingueva dagli altri prigionieri, sterilizzati in massa, usati come cavie per esperimenti, condannati ai lavori forzati e, infine, destinati alle camere a gas e ai forni crematori
Auschwitz, sul quale è stata rinvenuta la più ampia documentazione sul genocidio dei Rom, era strutturato con un campo nel campo, lo Zigeunerlager, nel quale gli Zingari vivevano segregati dal resto del lager. Si è parlato dello Zigeunerlager come una sezione privilegiata in relazione al fatto che le famiglie Rom vivevano tutte assieme, ma in realtà le condizioni alimentari ed igieniche erano spaventose, il tasso di mortalità altissimo, a causa  della grave denutrizione si era diffusa una forma di tumore della pelle, il Noma.
E se come risultato della coabitazione di uomini e donne, lo Zigeunerlager era diventata l’unica sezione di Auschwitz in cui venivano registrate delle nascite, molti dei bambini nati durante l’internamento si andavano ad aggiungere ai piccoli Rom usati come cavie nelle spaventose sperimentazioni dello spietato dott. Mengele e dei suoi seguaci.

Nel corso dei vari processi istituiti al termine della guerra e presso i quali nessun Rom fu mai chiamato a testimoniare, lo sterminio zingaro non fu giudicato come un genocidio, ma come una persecuzione finalizzata ad estirpare la criminalità e fu dunque negata a questo popolo ogni forma di risarcimento. Solo nel 1980 il governo tedesco riconobbe che lo sterminio dei Rom fu animato da “cause razziali”.

 

Gli Zingari subirono forme di discriminazione, internamento in campi, arresti sommari e feroci uccisioni di massa anche in Polonia, Cecoslovacchia, Romania, Austria, Francia, Belgio, Olanda, Yugoslavia ed Italia.

Seppur ancora oggi rimane un capitolo della storia italiana trascurato, dimenticato, o anche ignorato, il regime fascista attuò una politica volta prima a scacciare il popolo zingaro dal suolo italiano e successivamente ad emarginarlo. Nei campi di internamento di Boiano, Agnone o Tossicia, per citare solo quelli sui quali è pervenuta la più ampia documentazione, gli Zingari conducevano un’esistenza ai limiti della sopravvivenza.

“C’era una volta un maledetto re che voleva far scomparire tutti i Rom perché avevano un’aria diversa dalla sua e da quella dei suoi parenti,  perché parlavano in modo che lui non capiva, e questo lo faceva arrabbiare. Tuttavia, sterminare degli innocenti all’epoca moderna non è una bella cosa. Così il re decise di fare dei Rom dei criminali. Sterminare i criminali è tutt’altra cosa.. Quel re si chiamava Hitler-Tuka…”

nota: La bambina nella fotografia, in apertura,  si chiamava Maria, era nata pochi giorni prima di mia mamma, nel novembre 1935.
Pensiamo se fosse stata la nostra mamma. Se fosse stata la nostra bambina.

per sapere e ricordare:

Auschwitz: canto zigano
La testimonianza della zingara Rita Prigmore, vittima delle atroci sperimentazioni naziste
Ceija Stojka, Forse sogno di vivere. Una bambina Rom a Bergen-Belsen, ed. Giuntina
Moni Ovadia e Marco Rovelli. La meravigliosa vita di Jovica Jovic, ed Feltrinelli
Khorakhané di Fabrizio de Andrè

Comments 2

  1. Alessandra

    Grazie dello spunto di riflessione. Del genocidio di tante minoranze non si parla quasi mai, ma è giusto dare voce “a tutte le voci”.

  2. Sabrina

    Ti ringrazio anch’io, perchè questa poesia non la conoscevo e leggendola ho avuto i brividi.
    Mi cercherò i tuoi consigli.
    Ti voglio bene, oggi un po’ di più.
    Baci.

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