27 gennaio Giornata della Memoria.
“… stavo parlando, piuttosto, di un delitto tutto italiano perché le leggi nei confronti degli Ebrei, nella loro formulazione, sono state persino più gravi di quelle tedesche. Di certo sono state diverse le modalità operative nell’applicarle ma l’ Italia è stata complice dello sterminio perché di fatto si privavano i cittadini ebrei-italiani (in contrasto con lo statuto Albertino allora in vigore) di qualsiasi diritto civile umano e giuridico.
Istituire un “Giorno della Memoria” ha significato illuminare un delitto tutto italiano perpetrato in pieno ventesimo secolo interrompendo la malformazione e l’illusione che si trattasse solo di una immane cattiveria tedesca.” on. Furio Colombo, promotore della legge 211 del gennaio 2000.
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
( pastore Martin Niemöller, poi ripresa da B.Brecht)




Io non dimentico
Scritto da Patrizia il 27 gennaio 2012 alle 07:35 / 3 Commenti / Link permanente
Un tè al limone, grazie!
No, non mi sono ritirata in un monastero a meditare, copiando preziosi codici miniati. E no, non ho deciso di darmi al punto croce o alla collezione di bustine di zucchero. E’ che, da una settimana e più, la cucina è chiusa. O quasi. Cucina la fotografa, più che altro: io in cucina non riesco neppure a transitare.
Prima la febbre alta, che mi ha messo a riposo forzato, poi una gastrite dolorosissima ed infine una forma di influenza intestinale che mi ha tolto le ultime velleità: neppure un brodo vegetale mi va di vedere!
Niente, non riesco neanche a sfogliare uno dei molti libri che ho portato con me da Parigi : non reggo l’immagine del cibo, neppure in fotografia! Figuratevi l’idea di sentire odori, di scaldare condimenti, di mescolare sughi.
Riso bollito, limoni, tè. Una dieta un po’ drastica, ma non posso inghiottire altro, negli ultimo giorni.
Però oggi va un po’ meglio: almeno riesco a stare in piedi! Quasi.
Ancora qualche giorno e poi ritornerò in cucina, magari affrontando cibi leggeri e poco conditi.
In questi giorni di forzata inattività (non appena sono riuscita ad alzare il capino dalle coltri e il mondo ha smesso di ondeggiarmi dinnanzi come un luna park impazzito) ho continuato a lavorare per la pubblicazione del nostro libro di ricette per i Bambini della Casa famiglia di Rocchetta Vara: ho compilato decine di tabelle, con elenchi di indirizza mail, di titoli di ricette, di nomi di autori, di blog. Un delirio! Ma siamo alla fine: il testo è praticamente pronto (Mai ti mandiamo tutto prestissimo!) e spero di aver inviato a tutti i partecipanti/autori il modulo per la liberatoria alla pubblicazione.
Se così non fosse, contattatemi subito, grazie!!
Torno ai miei elenchi e al mio tè al limone.
Tra qualche giorno, prometto, riprendo possesso di padelle e reflex! Spero di trovare qualcuno ad aspettarmi.
Scritto da Patrizia il 23 gennaio 2012 alle 08:34 / 14 Commenti / Link permanente
Avanzi.
Secondo me non ne potete più di sentirmi straparlare di Parigi. E poi era giusto l’ora che tornassi un po’ in cucina. Anche se, dopo il tour de force di dicembre, tra catering, non-matrimonio e cenone-pranzo natalizio ecc. vi assicuro che non è che muoio dalla voglia di spignattare!
Detesto buttare il cibo e cerco sempre il modo di riutilizzarlo: cambiandone l’aspetto, se posso, per non riproporre in tavola porzioni un po’ languorose o rinsecchite. Con gli avanzi del lesso, sia carne, che pollame, la fantasia si arena spesso: al di là di polpette o polpettoni è difficile andare. La quiche è spesso l’ultima spiaggia, ma ci manca solo una bella quantità di panna o bechamelle per ridurmi davvero come un pallone-sonda. Un’insalata? Troppo freddo: in inverno fa tristezza!
Così, per far fuori gli avanzi di una gallina ruspante, che era servita per un brodo fantastico, ho pensato di chiudere in una gabbia di pasta brisée una specie di insalata di riso, con l’aggiunta di mele e cipolle, che, Knam docet! , sono una sicurezza. Il riso nero rende un po’ più intrigante la pie.
P.S.Avrei ancora qualche ragguaglio parigino da spifferrarvi, tipo indirizzi di negozi, e una montagna di libri nuovi da raccontarvi: mi sa che prossimamente vi stresserò ancora! Au revoire!
Torta di pollo, mele e riso nero.
½ pollo (lesso, arrosto, ecc)
150g di riso Venere
1 cipollotto
1 mela
erbe aromatiche a piacere
olio evo
sale e pepe
400 g di pasta brisèe
poco latte per spennellare
Stendete i 2/3 della pasta brisée ad uno spessore di ½ cm e foderatene uno stampo a cerniera da 20 cm, rifasciato di carta forno. Stendete il resto della pasta allo stesso spessore e formate un cerchio, che servirà a chiudere la torta, a guisa di coperchio. Al centro, con un piccolo tagliapasta, create un foro di un cm di diametro, circa.
Spolpate il pollo e riducetene la carne a pezzettini.
Scaldate l’olio in un largo tegame, unite il cipollotto affettato e la mela sbucciata e passata su una grattugia dai fori grandi. Fate rosolare pochi minuti, poi unite il pollo, mescolate bene e togliete dal fuoco. Salate, pepate
Unite il riso Venere, dopo averlo scolato molto al dente.
Aggiungete erbe aromatiche a piacere : io preferisco il timo, ma si possono usare anche maggiorana, origano fresco o spezie.
Riempite con questo composto la teglia foderata di pasta brisée
Chiudete con il coperchio di pasta, sigillate bene i bordi, infilate un piccolo cono di carta forno nel foro, per costruire un “camino” Con i ritagli di pasta, decorate la superficie della torta. Spennellate con latte e infornate a 190° per 40 minuti ca.
Accompagnate la torta con una fresca insalata di lattughino, finocchi, spicchi d’arancia pelati a vivo.
Scritto da Patrizia il 16 gennaio 2012 alle 08:11 / 7 Commenti / Link permanente
Parigi è… plastica e luci.
Ebbene si, lo confesso. Ci sono stata.
Dopo una vita intera in cui ho rifuggito “le americanate”, ho detestato la plastica colorata, il fasullo, i lustrini, le risate registrate… sono finita nel regno del kitsch.
E non mi è piaciuto. E, con mio grande sollievo, non è piaciuto neppure alla fotografa, che aveva qui un gruppo di amici.
Disneyland Paris, o EuroDisney, come si chiamava un tempo, è un triste baraccone, che spalanca tutta la malinconia di un gigantesco lunapark di periferia, colori elettrici e nuvole di zucchero filato, Minnie ballonzolanti e spacci di orribili gadget ad ogni angolo, cibo da autogrill, colori da incubo pop. [Leggi tutto]
Scritto da Patrizia il 12 gennaio 2012 alle 10:59 / 7 Commenti / Link permanente





















