Torte
Una torta “incredibile” e furbissima.
Ormai lo sapete, ogni tanto (ultimamente piuttosto spesso!) ho la casa piena di ospiti! Tra compleanni, non-matrimoni e, in questi giorni, impegni politico-elettorali della Perla, la mia frequentazione di forno e fornelli è sempre più intensa!
In un menù d’aperitivo rinforzato o di cena a buffet per molti ospiti, mi piace offrire almeno una ventina di piatti diversi e quindi evito accuratamente di preparare pietanze molto complesse (che mi riservo, invece, per cene e pranzi con minor numero di invitati, seduti e tranquilli). Ho sempre bisogno, quindi, di trovare ricette semplici e furbe, che facciano scena, ma siano rapide da eseguire, possibilmente il giorno prima della cena, che siano buonissime, certo, e veloci veloci veloci!
E’ così che ho scoperto questa ricetta furba!
Meravigliosamente semplice, deliziosamente buona. Incredibile, appunto!
Fidatevi! Provate a fare questa torta, ma , vi prego, fatela in dosi doppie, triple! E’ una droga! Sparisce in un attimo!
E in poco più di un attimo si prepara! Anche due o tre giorni prima!
Tre consistenze differenti, quasi un dolce a più strati: il fondo tipo biscotto morbido, il centro cremoso e la superficie croccante, grazie al cocco, che durante la cottura risale in superficie.
Ottima per il Pranzo di Pasqua, perfetta per il pranzo fuori !!
(La foto è terribile, lo so: unica giustificazione i quaranta ospiti di là e la fotografa che folleggiava altrove, ad una festa di diciottesimo! Ma oggi la preparo nuovamente e domani sostituisco la foto, prometto!!)
Torta “incredibile” al cocco e profumo di limone.
(da A Tavola, maggio 2008)
Ingredienti per 6-8 persone
200g di zucchero semolato
300ml di panna fresca
150ml di latte fresco intero
125 g di burro
90 g di farina di cocco
80g di farina “00″
4 uova
1 limone non trattato (anche due!)
1 cucchiaino di lievito in polvere
per guarnire:
zucchero a velo
scorza di limone non trattato
Sgusciate le uova in una ciotola capiente e sbattetele con lo zucchero e la farina, mescolata con il lievito sempre continuando a montare. Aggiungete, man mano, la farina di cocco, il burro fuso poi il latte e la panna. Continuate a montare e aggiungete 60 ml di succo di limone e la scorza grattugiata (solo la parte gialla)
Mescolate con cura e versate l’impasto in una tortiera rettangolare da 24×18 cm,, unta e foderata di carta forno.
Cuocete nel forno caldo, a 180° per circa 45′, finché la superficie sarà ben dorata e, inserendo uno stecchino nel centro della torta, ne uscirà pulito e appena umido.
Sfornate e lasciate raffreddare la torta. Sformatela e tagliatela a cubotti. Spolverizzate con zucchero a velo e decorate con scorza di limone grattugiata.
NOTE:
- Per montare, ho usato il Kw, masi possono utilizzare anche le fruste elettriche o a mano: deve diventare una crema ben montata e areata.
- L’impasto finale deve essere molto cremoso, semiliquido.
- non ho imburrato la tortiera, ma utilizzato carta forno ben bagnata e strizzata: aderirà bene alla vostra teglia e non farà pieghe.
- Se non volete che la superficie superiore scurisca troppo, coprite, dopo 30 minuti circa, con un foglio di alluminio, continuando poi la cottura per i restanti 15 minuti.
- Ho preferito tagliare la torta solo dopo averla spolverizzata di zucchero a velo, poi l’ho decorata con scorze di limone e lime.
- Potete preparare la torta anche due o tre giorni in anticipo e conservarla in frigorifero, coperta con la pellicola.
Scritto da Patrizia il 02 aprile 2012 alle 08:53 / 10 Commenti / Link permanente
La felicità profuma di brioche.
Sei stressata e inquieta, vorresti mordere qualcuno, ne hai davvero fin qui, il sorriso, che ti stampi in volto al risveglio e ti togli di dosso con gli orecchini e la collana prima di dormire, ti va stretto e si è fatto opaco, non reggi più i maleducati ed arroganti del traffico cittadino, ti pare – e lo è – che le tue giornate siano tutte di corsa, la sera conti mentalmente chi ti sei dimenticata di sfamare (cane-gatto-coniglietta- figlia?) o a chi non hai telefonato, ti domandi se l’indomani ti ricorderai le bollette che hai lasciato sul comò per giorni, le scarpe della mamma che devi sempre andare a ritirare, pensi all’amica che da mesi vuoi andare a trovare e a quelle che ti dicono “ma bisogna imparare a ritagliarsi uno spazio per sé” e hai chiaro in mente cosa ritaglieresti… allora fatti una brioche! No, non c’è bisogno di scomodare Maria Antonietta!
Non c’è niente al mondo che rilassi di più, che ti permetta di sfogare il malumore, che ti consenta di vendicarti, senza finire in tribunale!
Sbatto e sbatto con violenza l’impasto appiccicoso sul piano di lavoro, lo schiaffo brutalmente ancora e ancora e pian piano lo stress scivola giù dalle spalle, si scioglie e sgattaiola via, lasciandomi serena con una pasta liscia, soffice e morbida, meravigliosamente profumata tra le dita. Sorseggio la tisana e affido al fresco della notte il composto gonfio e lucido.
Posso andare a dormire tranquilla.
Ogni volta che una donna della mia famiglia si sposa, riceve dalle altre, mamme nonne sorelle, una copia del Talismano della felicità, quasi un viatico, una piccola quotidiana benedizione.
Questa ricetta viene da lì, un dono profumato delle mie zie, di mia mamma e mia nonna.
Potete aromatizzare la brioche con cardamomo o altre spezie, sostituire l’acqua con qualche goccia di calvados, o liquore a vostro piacere, unire uvetta, gocce di cioccolato, frutta disidratata, ecc..
Io la preparo spesso così, in purezza. Un cucchiaino di marmellata e la bontà è servita!
Brioche in corona. (Ada Boni, Il talismano della felicità)
Farina, g.200
burro, g 120
zucchero, g 16
lievito di birra, g 8
sale, g 2
uova, 3
Prendete la quarta parte della farina, disponetela a fontana sulla tavola e sgretolateci nel mezzo il lievito di birra. Con un dito d’acqua appena tiepida sciogliete prima il lievito e poi sciogliete e impastate lievito e farina. Ne deve risultare una pasta di giusta consistenza che possa raccogliersi in una palla. con un coltello fate sulla palla di pasta due incisioni in croce, avvolgete la pasta in una salvietta e mettete a lievitare in luogo tiepido.
Disponete la rimanente farina a fontana sulla tavola, metteteci in mezzo due uova, il sale e lo zucchero e impastate ogni cosa.
Lavorate energicamente sulla tavola questa pasta sollevandola e sbattendola con forza con la mano, fino a che formerà un tutto omogeneo e si staccherà in un sol pezzo.
Prendete poi la palla di lievito che in una ventina di minuti avrà raddoppiato il suo volume, schiacciatela tra le mani, tiratela allargandola in modo da farne na pizzetta di una decina di centimetri di diametro, che metterete sopra l’impasto di farina.
Pigiando e lavorando con le dita e con la mano, fate che le due paste si mescolino intimamente fino a formare un tutto unico; lavorate ancora un altro poco e aggiungete il burro; fatelo assorbire, sempre sbattendo e lavorando con la mano, fino a che avrete ottenuto un impasto elastico, vellutato, che si staccherà in un sol pezzo sulla tavola. Mettete allora la pasta in una terrina in luogo tiepido.
dopo un’ora e mezzo, quando la pasta avrà cominciato a montare, riabbassatela col palmo della mano, coprite la terrinetta con il coperchio e portatela in luogo fresco o anche direttamente sul ghiaccio [frigorifero!!] , per altre 6 o 7 ore.
Trascorso il tempo stabilito, scoprendo la terrinetta troverete che la pasta è salita notevolmente e si presenta in una massa rigonfia; rovesciatela sulla tavola velata di farina, sgonfiatela con piccoli colpi dati col palmo della mano e ripiegatela più volte su se stessa.
Fatene poi una palla e nel mezzo di questa palla introducete il dito indice della mano destra, bucandola da un capo all’altro e roteando un poco il dito per allargare l’apertura.
Man mano che l’apertura si allarga introducete, uno alla volta, le altre dita , fino ad introdurre tutta la mano, allargandosempre l’apertura della pasta e facendone una corona larga un paio di dita.
Si ottiene ancor meglio questo risultato prendendo e sostenendo la pasta, già un po’ allargata, con le due mani, come una matassa, e girando le mani.
Ottenuta la corona regolare, ponetela sulla placca del forno appena unta [o rivestita di carta forno] e tenetela in luogo tiepido a lievitare fino a ché avrà raddoppiato il suo volume.
Doratela allora leggermente con un pennello intriso d’uovo sbattuto e aspettate che la doratura si asciughi completamente. Prendete un paio di forbici e tracciate sulla corona dei tagli a zig-zag, uno di seguito all’altro e poco profondi. I tagli si eseguono appoggiando sulla pasta le punte della forbice aperte e tenute verticalmente e poi chiudendo la forbice.
Infornate la corona in forno brillante ( 190°) per circa un quarto d’ora.
Scritto da Patrizia il 16 marzo 2012 alle 10:28 / 11 Commenti / Link permanente
Un dolce antico di mele e il profumo di un ricordo.
Camminavano i fila indiana, due donne e due bambine. Scarpe pesanti e calze di lana. Una delle donne era giovane, i capelli neri raccolti, i calzoni di fustagno scuri e lo zaino pesante a gravarle le spalle. La più anziana aveva il passo lento e costante, forte per la sua età, gonna di velluto a coste, lo sguardo limpido, una camicia chiara dalle maniche rimboccate.La più piccola delle bambine, codini stretti, passo svelto, correva avanti e poi, con uno scarto brusco, tornava indietro dalle donne, ridendo un po’ affannata, come un cucciolo lasciato libero di scorrazzare nei prati: faceva così il doppio del cammino, nella luce dei campi e nell’ombra bruna e umida dei boschi. Il sentiero saliva, ripido, scosceso: avevano lasciato gli alberi più in basso, qui erano rocce grige e friabili, licheni e cespugli irti di ginepro, che pungevano le mani, mentre si raccoglievano le bacche scure e profumate. La più grande delle bimbe aveva treccine scure, che spuntavano dal fazzoletto fermato sulla nuca, blu a piccoli fiori bianchi, mentre quello della sorella più piccola era rosso, con motivi di stelle alpine. Si arrampicava un po’ controvoglia, su per il crinale, il barattolo delle bacche stretto in mano, sognando l’ombra dell’albero, lassù, e il libro che custodiva nello zaino.
La donna più anziana iniziò a cantare e le bimbe seguirono la nonna, salendo più leste e già ridenti. Davanti alla casa di pietra grigia, chiusa da cento anni, si apriva un piccolo prato appeso sullo strapiombo: il vecchio ghiacciaio era là sotto, ai piedi della grande, possente montagna bianca. Le donne aprirono gli zaini; ne uscirono cibi preparati all’alba, nella cucina della piccola casa, nel paese che ospitava quella loro estate.
Quando ho trovato la ricetta, nel quaderno rifasciato da carta marrone, su cui la nonna custodiva i suoi appunti di cucina, questi sono stati i ricordi di quell’estate valdostana. Il canto della nonna, il passo forte di una mamma giovanissima e le corse da cucciolo della mia sorellina. E quella potenza, antica, eterna, della grande montagna.
Questo dolce è di una bontà assoluta. Non potete fare altro che provarlo. O ve ne pentireste!
Questa ricetta è per L’Abbecedario Culinario: Valle d’Aosta
Dolce di mele renette
quattro mele renette mature
500g circa di pane integrale a fette
mezzo litro di latte
100 grammi di burro
120 grammi di zucchero
due uova
mezzo limone
zucchero a velo
Sbucciare le mele e tagliarle a fette sottili; riunirle in una ciotola, cospargerle di zucchero e bagnarle con il succo di limone.
Imburrare le fettine di pane, disporre un primo strato nella tortiera, e ricoprire con uno strato di fettine di mele. Ripetere l’operazione a vari strati fino a completare la tortiera. Sbattere due uova intere e unirle al latte tiepido e allo zucchero rimasto . Versare il preparato nella tortiera.
Cuocere per circa trenta minuti in forno caldo (180°) lasciare intiepidire e capovolgere la torta su un largo piatto.
Cospargere di zucchero a velo
Scritto da Patrizia il 21 febbraio 2012 alle 07:11 / 11 Commenti / Link permanente
Settembre, andiamo!
Si ricomincia. Ve l’ho già confessato? Non so, comunque se mai mi ripeto : per me l’anno comincia a Settembre. Oggi. Perchè comincia la scuola. E il mio anno se ne impippa di quello solare: lui, il mio anno, comincia quando inizia la scuola e finisce a giugno…che ne faccio dei mesi estivi? Oh, quelli non contano, nell’anno. Sono l’estate, territorio libero!!
Oggi, quindi, si parte. E per me…si parte doppio!
La fotografa ricomincia la scuola. Sabato abbiamo ritirato gli ultimi libri, abbiamo comprato penne e quaderni. E’ moderatamente eccitata, un tantino annoiata, sotto sotto felice di ritrovare compagi e professori. Nella settimana avremo da rinnovare l’iscrizione alla scuola di Danza e a quella di Musica. E ritirare , aiuto!, il foglio rosa per guidare il motorino, allenandosi per l’esame di guida.
La Perla ha trovato casa. Vi ricordate che vi dicevo che c’erano novità, a casa Melagranata? Eccole qui! La Perla e il suo amore, che ha avuto finalmente il trasferimento a Genova, han trovato casa. (Qui vicino, vicinissimo!) E da mercoledì inizieranno i lavori, per rendere un appartamento grazioso di quattro camere, cucina e bagno un vero nido d’ammmmmmmore!
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Scritto da Patrizia il 12 settembre 2011 alle 09:08 / 3 Commenti / Link permanente






















