La Melagranata

Agnello

Feisbucc: faccio cose, vedo ggente!

 

E’ una bella pensata, ‘sto Feisbucc. Corteggia il tuo esibizionismo, ti fa reincontrare persone che non vedevi da vent’anni (e se non le vedevi da vent’anni, magari un motivo c’era pure!), ti fa risparmiare sul telefono, perché ormai gli appuntamenti e le comunicazioni si fanno lì, e che importa che tutti leggano “allora ci si vede alle 18 da Giuggi” o “ ma secondo te la Chicchy ha fatto bene a tagliarsi i capelli?”…insomma si fanno cose, si vede (legge) ggente . E’ una bella pensata, ‘sto Feisbucc. Poi capisce tutto di noi, ci manda pubblicità mirate, ci ricorda compleanni di persone (quasi) mai viste, ci permette di condividere contenuti…e noi lì a condividere o a cliccare mi piace (perché poi manchi il tasto non mi piace è un mistero!) Che si condivide? Tutto! Canzoni e video, petizioni (più o meno fantasione) ed appelli (idem!), avvisi di attenti al virus e messaggi strappalacrime. E ovviamente, i contenuti dei vari blog personali.  E’ una bella pensata, ‘sto Feisbucc!  Poco prima di Pasqua imperversava la foto di un agnellino delizioso, in un grande prato verde punteggiato di bianche pratoline: Non mangiatemi! implorava il messaggio. Condividi! implorava il sottotitolo!
Mi son sentita Erode e Crudelia Demon nello stesso tempo!
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Scritto da Patrizia il 06 maggio 2011 alle 08:14 / 9 Commenti / Link permanente

Corona d’agnello in treccia di pan brioche

Oggi qui a Napoli, tempo bello, fresco e piacevole. Stamattina lunga passeggiata in centro. La musica e i colori di questa città, i suoi profumi, le voci della sua gente, i rumori…
Nel pomeriggio incontro bellissimo con Lydia e Mariella, un aperitivo preso tutte insieme ad AnnaLuisa e Fabio, mille chiacchiere (ma quanto ho parlato?)..Poi cena in una pizzeria d’eccezione, da Michele: ho mangiato la pizza più+ buona che c’è!!
Passeggiata al Vomero: la città ai miei piedi da S.Elmo, angoli di un passato lontano, un gelato incredibile….
Grazie!
E ora una ricetta per Pasqua. L’ultima. Poi vi saluto e sto qualche giorno in silenzio…una vacanza nella vacanza. Poi lunedi ritorno, eh!!!

Ma dite che mi è venuta una crisi monarchica, che questa è la seconda corona che vi propongo in pochi giorni?

Corona d’agnello in treccia di pan brioche. (da La Cucina Italiana)

Ingredienti per 8 persone.

per il pan brioche:
farina, 500g
burro, 80g
zucchero, 40g
lievito di birra, 15g
tuorli, 3
trito di erbe aromatiche ( timo, maggiorana, prezzemolo,salvia rosmarino)
latte
sale

Per la corona d’agnello:
2 carré d’agnello (ca. 2,500kg)
petto di pollo, 150g
asparagi, da pulire, 100g
carciofi, 2
panna liquida, 70g
un uovo
uno scalogno
maggiorana,
timo
sale e pepe
olio evo

Se non avete l’impastatrice, fate la fontana di farina sul tavolo ed inserite gli ingredienti, impastando a mano.
Con l’impastatrice: nella ciotola raccogliete la farina, lo zucchero ed il trito aromatico. Unite, con la macchina in funzione, il lievito sciolto in un misto di acqua e latte tiepidi(ca. 250g).Unite i tuorli, uno alla volta. Per ultimo il burro ammorbidito, un pezzetto alla volta ed infine un pizzico di sale.
Battete bene, fino a che la pasta sialiscia ed elastica, poi raccoglietela a palla e lasciatela riposare in luogo tiepido per circa 2 ore.

Fatevi preparare dal macellaio i due carré di agnello, incisi tra le costole, in modo da poterli incurvare facilmente e legateli a corona.

Stufate le verdure, facendo rosolare in poco olio lo scalogno tritato e poi aggiungendo carciofi ed asparagi tagliati piccoli; unite un trito di timo e maggiorana, sale e pepe.
Frullate il petto di pollo con la panna e metà albume d’uovo.
Aggiungete lo stufato di verdure e amalgamate bene.

Accomodate la corona d’agnello su una placca, riempitene il centro con la farcia di pollo, e infornate a 200° per circa 30 minuti. Sfornate e fate raffreddare, senza muoverla dalla placca.
Trascorso il tempo di lievitazione, lavorate brevemente la pasta lievitata poi dividetela in tre lunghi filoncini ed intrecciateli a formare una treccia ( trucco: non partite da un capo della “treccia”, ma dalla metà. Intrecciate prima una parte e poi l’altra. Sarà più facile)

Circondate la corona d’agnello con la treccia di pasta lievitata, pennellate quest’ultima con l’uovo sbattuto rimasto e lasciatela riposare per mezz’ora.
Infornate a 200° per 30 minuti e servite caldo.

Se vi avanza un po’ di pasta brioche, fatene dei bocconcini saporiti.
Tagliatene dei pezzetti di peso non superiore ai 40-50g, rotolateli sotto il palmo della mano, senza spostarli, fino ad avere delle palline lisce. Lasciateli lievitare 30 minuti, dopo averli spennellati d’uovo battuto e infornateli a 200° per 10-12 minuti.

Scritto da Patrizia il 31 marzo 2010 alle 10:00 / 0 Commenti / Link permanente

Un classico della tradizione ligure, al solito rivisitata!

Di là, il congelatore è strapieno, devo smetterla di comprare! Ho la sindrome da spesa compulsiva! Questo povero congelatore geme e inutilmente occhieggia, con la sua lucina rossa: troppo pieno! troppo pieno!
Sollevo il coperchio e mi tuffo… pesce, petti di pollo, una teglia di lasagne al forno, una quantità indescrivibile di verdure, pane, carni…ecco, agnello! Ho deciso, oggi agnello!
Torno in cucina. Lo lascio scongelare sotto un filo d’acqua corrente. Si lo so, non si fa! Ma me lo sono ricordato troppo tardi per lasciarlo correttamente scongelare una notte in frigo!
Ecco, e ora?
Come lo cucino?
Apro il frigo e guardo cosa c’è. Niente carciofi! Acc..volevo farlo in fricassea! Mia zia faceva una fricassea di carciofi e agnello da leccarsi i baffi! Niente! Eh, no! Un attimo! Ho un bellissimo cavolfiore verde, sodo e croccante…
non esiste la fricassea con il cavolfiore? E chi lo dice? Ora esiste!
Agnello, cavolfiore, un cipollotto fresco, due uova, aglio, limone, …ho tutto!
Quanto mi piace cucinare così!

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Scritto da Patrizia il 22 gennaio 2010 alle 02:33 / 0 Commenti / Link permanente

Montalbano, il gabbiano e una pentola di pane

Montalbano è tornato. Più anziano, più consapevole. Più refrattario che mai a compromessi e facili scappatoie.
Montalbano è tornato, e deve fare i conti con la strana danza di morte di un gabbiano; con Zingaretti, che lo impersona nei film tratti dalle sue imprese; con Camilleri, che segue , e scrive, le sue vicende; con il suo amore per Livia ormai sgretolato, dal tempo e dalla distanza; con l’altro se stesso, più impulsivo e sentimentale.
In una Sicilia che è lo specchio deformato e impietoso di un Italia corrotta e borbonica, il commissario mantiene tenaci e leali gli affetti più veri: per i suoi uomini, che rischiano la vita ogni giorno,e per la Giustizia, così spesso sbeffeggiata e ingiuriata, non solo da criminali di professione.

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Scritto da Patrizia il 30 maggio 2009 alle 08:16 / 0 Commenti / Link permanente