Recensioni
Buono, pulito e giusto…(e pure povero!)
Anche quest’anno, è questo lo slogan di Slow Fish.
I temi della riflessione sono stati quelli della tutela delle specie, della coscienza del generale imp0verimento dei mari, della guida alla scelta consapevole, per una spesa che porti all’acquisto del cosiddetto “pesce povero”, che è di solito più buono, sano e soprattutto sostenibile.
Grande attenzione, in questa edizione, ai pescatori, che del mare sono custodi e di cui controllano condizioni e stato di salute: pescatori i cui saperi, la cui storia, le cui tradizioni sono una risorsa preziosa e potente.
Consumo responsabile e pesca sostenibile, quindi, le parole chiave che hanno segnato l’edizione 2011, che si chiude oggi. Pubblico in calo, rispetto alle altre edizioni, ma pubblico molto consapevole, curioso e attento, come dimostrano le sale sempre affollate del Teatro del Gusto e dei Laboratori, che hanno ospitato le esperienze nazionali ed internazionali di chef e produttori, pescatori e biologi.
Domani sarà tempo di bilanci, oggi vi raccontiamo, con le nostre fotografie, l’esperienza intensa e bellissima di questi giorni alla Fiera di Genova.
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Scritto da Patrizia il 30 maggio 2011 alle 07:30 / 9 Commenti / Link permanente
EQUA, e tanto altro, a Genova! E una ricetta per voi direttamente da Haiti!

Questa è una città strana. Forse la amo tanto anche per questo.
Questa è una città dove, se senti i suoi abitanti mugugnoni, non c’è mai niente da fare. Una città defilata, provinciale, sonnolenta.
E poi, tutto d’un tratto, non riesci più a tornare a casa neppure per cena! In queste settimane, Genova ti offre tre impegni diversi al giorno! Star dietro a tutti è una bella impresa!
A teatro c’è Madri Clandestine, e se vo lo perdete…peggio per voi!
Al Porto antico, Equa, con i suoi mille appuntamenti giornalieri

Sempre al Porto antico ha aperto Eataly…e ve ne parlerò prossimamente.
Pochi passi, sempre al Porto Antico, ai Magazzini del cotone, ancora due giorni di CIBIO, la fiera del cibo biologico.
Tra pochi giorni, dal 27 al 30 maggio, sarà la volta di Slowfish!
Nei primi giorni di giugno, l’appuntamento, imperdibile, con il Festival del Suq.
Venite a Genova! Qui è sbarcato il mondo!Vi aspettiamo.
Io intanto vi racconto EQUA!

Questa è la quarta edizione della Fiera del commercio equo e solidale a Genova, un momento di festa, di intrattenimento, di approfondimento per capire come si possa vivere in modo equo e solidale.
Io ve ne ho già parlato qui, qui e soprattutto, più diffusamente, qui, ma voi venite ad Equa, questo week end: troverete stand, degustazioni, lezioni di cucina, laboratori per bambini, spettacoli, musica, cabaret, incontri e sfilate di moda.
La fiera si articola attraverso cinque stand, tematici: Equa A’ Porter, Equa Benessere, Equa Living, Equa Sapori ed Equa Viaggi e due aree dedicate al consumo e all’intrattenimento: Equa Gourmet e Equa Spettacoli.
Ogni giorno, alle 17, c’è Let’s cook, corsi di cucina gratuiti, equi e solidali: dalla cucina africana a quella caraibica, da quella sudamericana a quella indiana, secondo lo spirito per cui «le colture sono anche culture e il cibo è una fonte importante per il recupero delle relazioni umane», come sostiene la portavoce di Equa, Roberta Greco.
La Melagranata , vostra inviata speciale, è stata ai primi due incontri: giovedi, con Therese Theodor del Coordinamento Donne LatinoAmericane, che ci ha raccontato la cucina, ma anche la cultura e le tradizioni della sua terra, Haiti; e ieri, venerdi, con Anahita Tcheraghali, che ci ha offerto i colori e i profumi della cucina persiana.
Oggi, alle 17, i fornelli parleranno indiano e domani, infine, lezione sulla cucina sudamericana.
Vi aspetto a Genova, oggi e domani!
E per chi non potesse proprio proprio….eccovi la prima delle ricette etniche che vi trascriverò diligentemente.
Questa è stata la lezione della bravissima e simpaticissima Therese.
Scritto da Patrizia il 14 maggio 2011 alle 10:19 / 5 Commenti / Link permanente
Madri clandestine.
Io stasera vado a teatro.
Che di per sé non sarebbe una gran notizia. Ma io stasera vado a teatro, perché c’è Madri Clandestine. Ed è bellissimo.
Scritto da Emilia Marasco, con la sua parola scarna e preziosa, la sua sensibilità vibrante, la sua capacità di cogliere la voce sottile e fragile della femminilità del mondo, Madri clandestine vede come protagonista Carla Peirolero, anima del Festival del Suq, l’evento che ogni anno fa di Genova il centro di una grande esperienza di accoglienza e di arricchimento culturale ed umano.
Madri clandestine racconta, attraverso la storia di alcune donne, italiane e straniere, una femminilità compressa, negata, offesa, violata, sacrificata e grandissima.
C’è Nunzia, italiana di mezza età, senza compagno e figli, che lavora in un Centro di Prima Accoglienza in Sicilia e ci sono le tante donne che lei incontra, accoglie, ascolta, le cui storie di violenza, di sacrificio, di maternità negata o lacerata gradualmente pervadono il suo animo, penetrano dentro di lei e diventano la sua storia, la sua esperienza, il suo dolore.
La coperta che per una bimba Nunzia cuce, fatta di tanti pezzetti di stoffa colorata, è la sorgente, il soffio vitale da cui prende vita e calore il racconto delle donne, a cui Nunzia stessa dà voce e respiro. E’ di volta in volta Danya l’albanese, la donna che nonostante il regolare permesso di soggiorno, non può ricongiungersi con la figlia, salvo scoprire che la bimba che aveva lasciato in Albania è entrata in Italia clandestinamente attraverso il racket della prostituzione; è Lin, che espatria in Europa dalla Cina dopo essere stata costretta all’aborto perché portava in grembo una figlia femmina, orgogliosa della sua pancia e fragile come un albero di pesco; è Anna, una sua collega alla ricerca di una figlia adottiva, che si scontrerà con un vero e proprio mercato di bambini; è Zora, la mamma di Fatma, una donna algerina – questa la versione romanzata di una storia vera – che diventa modella per gli studenti dell’Accademia e perciò viene rapita e seviziata da studenti integralisti e poi abbandonata dal marito.
Scritto da Patrizia il 11 maggio 2011 alle 08:58 / 7 Commenti / Link permanente
Una bellissima storia d’amore.

La casa di Nina è ampia e luminosa: aperta sulla città, accoglie i raggi del sole, il profumo intenso del mare, laggiù, i colori delle stagioni che si rinnovano. La casa di Nina è calda e confortevole, con le sue comode poltrone, le stanze allegre dai muri pieni di quadri, di foto, di colori.
La casa di Nina è il fulcro della sua vita ed è il punto di riferimento di tutti, famiglia, amici, parenti, animali, persone che arrivano, poi si allontanano, a volte, ma non si perdono mai.
Nella grande casa in cui si è trasferita dopo il suo terzo matrimonio, Nina vive con Giacomo , i figli di lei, la figlia di lui e il piccolo Lorenzo, che con la sua nascita ha reso tutti fratelli tra loro e con i suoi occhi luminosi e la sensibilità di bimbo resa più profonda dalla sua dislessia, coglie il senso vero delle cose e l’essenza profonda delle persone.
E’ il terzo matrimonio, per Nina: dal primo, durato solo pochi giorni, con l’affascinante ed inaffidabile Bernard, ha avuto Marco , oggi trentenne, che a casa viene ogni tanto e porta il suo equilibrio, la sua forza di giovane uomo, un po’geloso custode della sua indipendenza, un po’ generoso protettore dei fratelli più piccoli.
Il secondo marito di Nina, Fabio, è un architetto elegante e raffinato, colto ed anaffettivo: il marito per bene, che le dà i due gemelli, Viola e Simone, e che, possessivo e geloso, un poco avvilisce e un poco spreca tutto l’amore e la passione che la giovane moglie offre a piene mani.
E’ Giacomo, nella quieta saldezza del suo passo lento, nell’affidabilità del suo sorriso calmo, a dare a Nina il porto sicuro che ha sempre desiderato: il loro amore è forte, sereno e maturo e sa resistere all’onda dei problemi e delle preoccupazioni, del tempo che passa e della crescita dei figli.
Ma è Nina il cuore forte e tenero della famiglia. Ed è attorno a Nina, morbida e calda, che sa affrontare le ansie e le angosce della vita senza mai disperarsi, che sa rialzarsi e ricominciare ogni volta, che sa amare e soffrire, e poi è capace di amare ancora, che sa tenere tra le mani le storie e le preoccupazioni di tutti, che ha tempo per tutti, per i figli e i loro fidanzati, per le amiche, le colleghe e la sorella, che ruota tutta la vicenda di questo libro, bellissimo e vero.
Famiglia: femminile plurale è la storia di un anno della vita di Nina: di capitolo in capitolo, di mese in mese, è lei stessa a raccontarci, con tenerezza ed ironia, il suo presente e il suo passato, in lunghi leggeri flash back, a narrarci le storie di incredibili equilibri, che gravitano intorno ai suoi capelli rossi, al suo sorriso, al coraggio e alla passione che mette in ogni attimo delle sue giornate, districandosi tra impegni familiari, problemi dei figli, preoccupazioni per le amiche e il lavoro nella sua galleria d’arte, in una Genova appena accennata, bellissima e così intensa, in attesa del 28 dicembre, giorno del suo cinquantesimo compleanno.
Nina forse non vorrebbe festeggiarlo, ma la famiglia, quella sua famiglia grande e un po’imbrogliata, le organizzerà una festa a (poca) sorpresa e lei li avrà tutti intorno, marito, figli, parenti ed amici, intrecciati in legami d’amore, di fiducia, di reciprocità. E avrà una torta meravigliosa, e in dono… un nuovo cucciolo da accudire ed amare, un nuovo legame, un nuovo filo sottile da intrecciare a tutti quelli che già tiene tra le dita, nell’alchimia un po’ magica delle madri, che hanno la capacità di tenere tutto in equilibrio, con apparente lievità, con il cuore pieno d’amore e gli occhi pieni di lacrime di gioia.
Famiglia, che è un sostantivo femminile. E “plurale, come assicura convinto Lorenzo, perché noi siamo tanti.Secondo me ci divertiamo di più”
Emilia Marasco, Famiglia: femminile plurale, Mondadori
Scritto da Patrizia il 13 marzo 2011 alle 10:57 / 1 Commento / Link permanente



















