La Melagranata

Recensioni

Madri clandestine.

 

 

Io stasera vado a teatro.
Che di per sé non sarebbe una gran notizia. Ma io stasera vado a teatro, perché c’è Madri Clandestine. Ed è bellissimo.

Scritto da Emilia Marasco, con la sua parola scarna e preziosa, la sua sensibilità vibrante, la sua capacità di cogliere la voce sottile e fragile della femminilità del mondo,  Madri clandestine vede come protagonista Carla Peirolero, anima del Festival del Suq, l’evento che ogni anno fa di Genova il centro di una grande esperienza di accoglienza e di arricchimento culturale ed umano.
Madri clandestine racconta, attraverso la storia di alcune donne, italiane e straniere, una femminilità compressa, negata, offesa, violata, sacrificata e grandissima.
C’è Nunzia, italiana di mezza età, senza compagno e figli, che lavora in un Centro di Prima Accoglienza in Sicilia e ci sono le tante donne che lei incontra, accoglie, ascolta, le cui storie di violenza, di sacrificio, di maternità negata o lacerata gradualmente pervadono il suo animo, penetrano dentro di lei e diventano la sua storia, la sua esperienza, il suo dolore.
La coperta che per una bimba Nunzia cuce, fatta di tanti pezzetti di stoffa colorata,  è la sorgente, il soffio vitale da cui prende vita e calore il racconto delle donne, a cui Nunzia stessa dà voce e respiro.  E’ di volta in volta Danya l’albanese, la donna che nonostante il regolare permesso di soggiorno, non può ricongiungersi con la figlia, salvo scoprire che la bimba che aveva lasciato in Albania è entrata in Italia clandestinamente attraverso il racket della prostituzione; è Lin, che espatria in Europa dalla Cina dopo essere stata costretta all’aborto perché portava in grembo una figlia femmina, orgogliosa della sua pancia e fragile come un albero di pesco; è Anna, una sua collega alla ricerca di una figlia adottiva,  che si scontrerà con un vero e proprio mercato di bambini; è Zora,  la mamma di Fatma, una donna algerina – questa la  versione romanzata di una storia vera – che diventa modella per gli studenti dell’Accademia e perciò viene rapita e seviziata da studenti integralisti e poi abbandonata dal marito.

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Scritto da Patrizia il 11 maggio 2011 alle 08:58 / 7 Commenti / Link permanente

Una bellissima storia d’amore.

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La casa di Nina è ampia e luminosa: aperta sulla città, accoglie i raggi del sole, il profumo intenso del mare, laggiù, i colori delle stagioni che si rinnovano. La casa di Nina è calda e confortevole, con le sue comode poltrone, le stanze allegre  dai muri pieni di quadri, di foto, di colori.

La casa di Nina è il fulcro della sua vita ed è  il punto di riferimento di tutti, famiglia, amici, parenti, animali,  persone che arrivano, poi si allontanano, a volte, ma non si perdono mai.

Nella grande casa in cui si è trasferita dopo il suo terzo matrimonio,  Nina vive con Giacomo , i figli di lei, la figlia di lui e il piccolo Lorenzo, che con la sua nascita ha reso tutti fratelli tra loro e con i suoi occhi luminosi e la sensibilità di bimbo resa più profonda dalla sua dislessia, coglie il senso vero delle cose e l’essenza profonda delle persone.

E’ il terzo matrimonio, per Nina: dal primo, durato solo pochi giorni, con l’affascinante ed  inaffidabile Bernard, ha avuto Marco , oggi trentenne, che a casa viene ogni tanto e porta il suo equilibrio, la sua forza di giovane uomo, un po’geloso custode della sua indipendenza, un po’ generoso protettore dei fratelli più piccoli.

Il secondo marito di Nina, Fabio, è un architetto elegante e raffinato, colto ed anaffettivo: il marito per bene, che le dà i due gemelli, Viola e Simone, e che, possessivo e geloso, un poco avvilisce e un poco spreca tutto l’amore e la passione che la giovane moglie offre a piene mani.  

E’ Giacomo, nella quieta saldezza del suo passo lento, nell’affidabilità del suo sorriso calmo, a dare a Nina il porto sicuro che ha sempre desiderato: il loro amore è forte, sereno e maturo e sa resistere all’onda dei problemi e delle preoccupazioni, del tempo che passa e della crescita dei figli.

Ma è Nina il cuore forte e tenero della famiglia. Ed è attorno a Nina, morbida e calda, che sa affrontare le ansie e le angosce della vita senza mai disperarsi, che sa rialzarsi e ricominciare ogni volta, che sa amare e soffrire, e poi è capace di amare ancora, che sa tenere tra le mani le storie e le preoccupazioni di tutti, che ha tempo per tutti, per i figli e i loro fidanzati, per le amiche, le colleghe e la sorella,  che ruota tutta la vicenda di questo libro, bellissimo e vero. 

Famiglia: femminile plurale è la storia di  un anno della vita di Nina: di capitolo in capitolo, di mese in mese, è lei stessa a raccontarci, con tenerezza ed ironia, il suo presente e il suo passato, in lunghi leggeri  flash back, a narrarci  le storie di incredibili equilibri, che gravitano intorno ai suoi capelli rossi, al suo sorriso, al coraggio e alla passione che mette in ogni attimo delle sue giornate, districandosi  tra impegni familiari, problemi dei figli, preoccupazioni per le amiche e il lavoro nella sua galleria d’arte, in una Genova appena accennata, bellissima e così intensa,  in attesa del 28 dicembre, giorno del suo cinquantesimo compleanno.

Nina forse non vorrebbe festeggiarlo, ma la famiglia, quella sua famiglia grande e un po’imbrogliata, le organizzerà una festa a (poca) sorpresa  e lei li avrà tutti intorno, marito, figli, parenti ed amici, intrecciati in legami d’amore, di fiducia, di reciprocità. E avrà una torta meravigliosa,  e in dono… un nuovo cucciolo da accudire ed amare, un nuovo legame, un nuovo filo sottile da intrecciare a tutti quelli che già tiene tra le dita, nell’alchimia un po’ magica delle madri, che hanno la capacità di tenere tutto in equilibrio, con apparente lievità, con il cuore pieno d’amore e gli occhi pieni di lacrime di gioia.   

Famiglia, che è un sostantivo femminile. E “plurale, come assicura convinto Lorenzo, perché noi siamo tanti.Secondo me ci divertiamo di più”

 

Emilia Marasco, Famiglia: femminile plurale, Mondadori

Scritto da Patrizia il 13 marzo 2011 alle 10:57 / 1 Commento / Link permanente

Il vento, le finestre chiuse e un libro pescato per caso.

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Una visita lampo alla tua libreria preferita. Vuoi comprare un libro per chi, malato da giorni, ha voglia di un sorriso e di uno spazio di garbata intelligente ironia. Ecco, il nuovo libro di Enrico Vaime è su quel banco. Hai fretta, devi correre a fare la spesa, a ritirare le medicine, a dare il cambio a una figlia amorosa, che si alterna con te alla cura di chi sta male.

Poi la mano, istintiva e decisa, pesca un libricino confuso là in mezzo.  Una rapida occhiata alla seconda di copertina ti fa storcere il naso  mi sa che sarà una sciocchezza, un “rosa” camuffato da best seller, un libro da leggere sotto l’ombrellone..  ma ormai sei alle casse, paghi e corri a  riprenderti  l’auto, in una giornata di traffico pazzesco, sciopero dei mezzi incluso nel pacchetto: evitiamo almeno la contravvenzione!

Poi la sera, accanto a chi cerca nel sonno un po’ di sollievo alla spossatezza e al dolore, inizi a leggere, con attenzione un po’ scettica .

Lei , Emmi, scrive per  disdire l’abbonamento ad una rivista. Ma sbaglia a digitare una lettera dell’indirizzo e-mail.

E il vento del Nord, la forza dirompente della vita “esterna” entra nella sua vita. Lui, Leo, le risponde.

Comincia, forse per noia e certo per casualità, attraverso uno scambio sempre più fitto, incalzante di mail, un rapporto virtuale che permette ai due protagonisti di esprimere le loro emozioni, di trovare, nel rapporto con l’altro, mai incontrato realmente,  la verità su se stesso. Pacato e sicuro nell’espressione verbale, lui. Ironica, spiritosa, intelligente e fragile, lei. Scambi di  lievi stoccate, duelli a fioretto, insinuanti accenni erotici.

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Scritto da Patrizia il 14 gennaio 2011 alle 11:03 / 0 Commenti / Link permanente

La libreria in cucina

Ieri ho passato una giornata deliziosa qui, dove avevo appuntamento con un’amica per pranzo. O meglio per un’insalata…non eccelsa, ma condita dalla infinita gentilezza dei camerieri e dalla serena magia di sette piani di libreria!
Cosa mi sono portata a casa? E’ stata una bella razzia!! Ho rimpinguato un po’ la mia libreria di cucina, già bella stipata e straripante…ma come si fa a resistere? Io, poi, non ci provo nemmeno!
Ieri sera li ho appena sfogliati, quindi vi racconto solo qualche impressione.

Michele Cranston, Cucina rustica, Luxury Book, E. 32,00
E’ il primo che ho adocchiato…e, per ora, lo trovo bellissimo. Per le foto, splendide, ovviamente, ma soprattutto per la concezione di una cucina fatta di ingredienti e sugli ingredienti. E cioè di una cucina che pasticci poco, che poco o affatto voglia coprire i sapori naturali. Una cucina rispettosa della bontà del cibo semplice e genuino, ma non certo povero e sciapo. Dalla A di Affogato alle nocciole alla Z di Zuppa di cocco e zucca, più di 200 pagine di ricette davvero interessanti. Marie Claire propone, chi ha letto Kitchen sa che ne vale la pena.

 

 

Laurel Evans, Buon appetito America, Guido Tommasi Editore, E.25
Americana residente in Italia da molti anni, Laurel Evans ci accompagna sul sentiero della notalgia per il cibo tradizionale del suo Paese. Hamburger, pie di zucca e hot dog? Si, certo, ma c’è di più. C’è il cibo cajun della Luisiana, la Clam Cowder del New England, i segreti per un brunch perfetto, di un barbecue doc, dei piatti del Ringraziamento ecc. In ogni pagina compaiono brevi testi di canzoni famosissime, made in USA ovviamente, che parlano di cibo… da Mr. Robinson, di Simon e Garfunkel a Mermaid’s Avenue di Woody Guthrie.

 

 

 

 

Jorge Amado e Paloma Jorge Amado, La cucina di Bahia, Einaudi, E. 11,80
Ho sempre amato Amado. Fin da ragazzina, assaporavo i profumi e i sapori dell’intensa prosa dello scrittore bahiano, da Cacao a Sudore, leggevo della forza e della bellezza delle splendide donne, profumate di spezie, del Pelourinho, e mi innamoravo di un Paese, il Brasile, e ancor più il Brasile del Nordeste, che ho poi attraversato appassionatamente durante un lunghissimo viaggio, molti anni fa. Un mese da sogno, da Manaus a Iguassù.
Paloma, la figlia di Jorge Amado, ha affiancato il padre in questo libro affascinante, ricco di aromi e spezie, di brani e di consigli. Tutte le ricette bahiane, manicaretti raffinati, salse profumate, cibi per i riti magici del Candomblé, Moquecas afrodisiache, dolci e torte cucinate da Dona Flor in persona!

Joanne Glynn, A fuoco lento, Luxury Books, E.28
Questo è un libro per il sabato e domenica. Un libro per chi ama cucinare lentamente, assaporando profumi, assaggiando. Senza fretta. . Per chi cucina scalzo, con il sottofondo di una musica amata, sorseggiando vino rosso, sorridendo a chi ha vicino. Zuppe dense e profumate, ricchi arrosti di cacciagione e di pollame, pie rigonfi e dorati, stufati e brasati dessert imperdibili. Le fotografie sono affascinanti, superbe!

 

Trish Deseine, La felicità è servita, Guido Tommasi Editore, E.25
Esattamente il contrario del precedente! Ed altrettanto bello, interessante, ricco! Qui la cucina è quella di chi lavora, ha figli, impegni…e corre, è sempre di fretta, ma ama mangiare, cucinare e farlo bene. Come si fa? Rivisitando e semplificando ricette classiche o moderne, preparando prima, adeguando la cucina alla vita e non viceversa.

 

 

 

Luca Montersino Roberto Sammartini, Croissant e biscotti, Fabbri Editori, E.32
Un classico della dolcezza e della bontà, coniugate con l’attenzione alla salute e alle intolleranze. Dalla primacolazione alla merenda, tantissime ricette e tecniche per sfornare biscotti profumati e nutrienti, croissant sfogliati e friabili, dolcetti golosi, pasticcini deliziosi. Per le merende sane e genuine dei nostri bambini…ma anche per noi!

 

Ernst Knam, L’arte del dolce, Mondadori, E. 23
Ancora non lo avete???Ahi, ahi, ahi!!! Un libro bellissimo, pieno di ricette, di consigli, di tecniche, di suggerimenti. Dolci raffinati, particolari, curiosi, classici. E poi biscotti, mousse, cioccolatini, marmellate.
Non è un nuovo, ma un ri- acquisto, per me. L’avevo da tempo, ma l’ho regalato ad un’amica golosa e ieri ne ho approfittato per rimetterne una copia sullo scaffale.

Ho fatto una ricca spesa, se pensate che, oltre a questi, ho portato a casa anche una decina di libri di narrativa…ma di quelli parliamo un’altra volta!

Scritto da Patrizia il 06 maggio 2010 alle 10:00 / 0 Commenti / Link permanente