La Melagranata

 

Un pane e un gioco.

 


Vi ho raccontato spesso della mia partecipazione al Forum della Cucina Italiana, delle amiche che vi ho incontrato, delle occasioni di incontro e di confronto che nascono e si sviluppano.
Questo pane nasce da un gioco, un gioco solidale e legato strettamente al progetto di Un filo per…
Nasce dal Calendario di CI, voluto da Rosy e dedicato, quest’anno ai bambini della Gulliver (se volete, potete comprarlo, cliccando sul bottone lì a destra, vedete? Il ricavato integrale andrà ai piccoli di Rocchetta )
Rosy se ne è inventata un’altra: ogni mese propone sul Forum una ricetta del calendario e chi vuole può riprodurla, variandola, modificandola o semplicemente rifacendola tale e quale. Perchè? Intanto per ricordare a tutti, ogni mese, di comprare il nostro libro e di non dimenticare la Gulliver, poi per incentivare quella voglia di sperimentare, di partire da una ricetta per arrivare oltre, che è uno degli aspetti più interessanti della vita in un Forum. Non  l’esibizione di un traguardo raggiunto, ma  il confronto, la ricerca, la verifica.
Questo mese la ricetta su cui giocare era il buon pane allo zafferano di Loredana V.
Qui troverete la sua ricetta originale e la mia: la variante con il Lievito Madre.
Il pane è venuto buonissimo, morbido e profumato. Ottimo tiepido, con un velo di burro, a colazione, perfetto ad accompagnare salumi e formaggi.

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Scritto da Patrizia il 02 marzo 2012 alle 08:35 / 8 Commenti / Link permanente

Una zuppa scaldacuore.

 

 

Gli alberelli di limone in vaso, che ho ricoverato all’interno, di fronte alla finestra della sala da pranzo, durante la gelata delle scorse settimane, sono pieni di fiori.
Prendo il caffè seduta sulla vecchia comoda poltrona, lì accanto, come ogni mattina. Ed è un buon inizio di giornata, avvolta dal profumo intenso di primavera.
E’ tiepido, fuori: ormai potrò riportare le piante in terrazzo. Spalanco le finestre al primo sole.
Lontano, sulla collina a strapiombo sul mare, si alza ancora il fumo dell’incendio di questa notte: aerei panciuti volteggiano sui roghi. Ce la faranno a domare le fiamme: spero anche a fermare chi ha distrutto, per calcolo o superficialità, un luogo così bello.
Rientro in casa. Il sole si alza, deciso.
Mi preparo per una più lunga passeggiata con Tilly. Ci sono le mimose fiorite, nei giardini segreti, protetti da ruvide muraglie: quelle dei cocci di bottiglia, sì, di montaliana memoria. Ed è un intenso profumo di primavera, un piccolo sussulto di gioia, un anticipo lieve di allegria.
Solo la sera ti sfiora un brivido sottile, un ricordo di freddo, un bisogno di conforto, appena. L’ultimo, ormai, forse.

 


Il conforto di una crema delicata, che recupera gli scarti, e fa bene.
Non mi va proprio di buttare il cibo: tutto in cucina si può utilizzare. Anche il verde dei ciuffi delle carote bio, le foglie e i gambi dei carciofi, le costole dure del cavolo, le bucce delle mele, i baccelli dei piselli.
Con le foglie esterne dei finocchi, ben pulite, si fanno piccoli flan, gratin e anche una crema dal profumo intenso e dal gusto delicato. Questa.

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Scritto da Patrizia il 27 febbraio 2012 alle 09:00 / 6 Commenti / Link permanente

Profumi! Una confettura antifreddo.

 


Entra in casa di slancio, portando con sé profumo di freddo e di luce, di quaderni e di risa. Scarica la borsa dei libri a due passi della soglia, libera i lunghi capelli bruni dal berretto bianco di lana , che vola sulla consolle dell’ingresso, sfila la giacca pesante e  il tepore del suo abbraccio me la riporta piccina. Racconta di versioni di greco e amici da incontrare, di progetti per la prossima estate e di impegni per la settimana, di un corso che vuole seguire e di un paio di scarpe che vorrebbe proprio comprare. Poi si ferma e aspira forte, sorride. “Vaniglia”: è la sua passione. Afferra un fetta di pane, alza il coperchio, spalma la confettura ancora calda e addenta golosa. “Ma è quasi pronto il pranzo!”protesto ” Mamma, è irresistibile!” “E la dieta?” la stuzzico. Ride, e si lecca le dita.
Scolo la pasta, la condisco, porto in tavola.
Fuori il vento gelido spazza la città. Nell’aria c’è profumo di vaniglia, di caldo, di bene.

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La pera madernassa è originaria del Cuneese, Val Grana. Scoperta da un agricoltore della Borgata Madernassa, su di una collina posta tra i paesi di Guarene e di Castagnito, nel cui terreno aveva attecchito un seme, caduto casualmente, è un frutto profumato e delicato, adatto ad essere cucinato. E’ opinione diffusa che derivi da un incrocio tra la varietà Martin sec e una pianta selvatica.
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Se non la trovate, potete utilizzare la Martin sec o anche la pera volpina. Questa confettura è perfetta per accompagnare  i formaggi (Parmigiano, Formaggio di Fossa, Casera, Fontina, pecorini semi stagionati), ma anche un arrosto di maiale, di anatra o d’oca,  o della cacciagione. E ovviamente, è perfetta con il foie gras,

Confettura di pere madernasse con vaniglia e Sauternes.

1k di pere madernasse (o martin sec, o altra qualità adatta alla cottura)
600g di zucchero (meglio se di canna)
1 bicchiere di Sauternes
1 baccello di vaniglia
qualche grano di pepe garofanato

Sbucciare e detorsolare le pere, tagliarle a pezzetti e metterle in pentola con lo zucchero, il baccello di vaniglia aperto, il vino, qualche grano di pepe.  Porre la pentola su fuoco medio, per circa 10 minuti, quando la superficie si incresperà appena. Spegnere e far raffreddare. Lasciare in frigorifero tutta la notte. Il mattino seguente, rimettere al fuoco la preparazione. Portare ad ebollizione, mescolando e far cuocere circa 15 minuti, fino a consistenza desiderata. Eliminare il baccello di vaniglia e invasare la marmellata bollente in vasetti puliti, sterilizzati. Chiudere bene, rovesciare i barattoli sotto-sopra e coprirli con un panno per farli raffreddare lentamente. Una volta freddi, rimetteteli in posizione verticale e riponeteli in dispensa.
I barattolini possono essere ulteriormente sterilizzati, ponendoli in una pentola, coperti d’acqua e fatti bollire per circa 40 minuti.

Scritto da Patrizia il 03 febbraio 2012 alle 09:54 / 6 Commenti / Link permanente

Come scrivere un post e una zuppa delicata ed inebriante.

 

 

Ma voi, come lo scrivete un post? Lo impostate giorni prima, lo limate, lo correggete, ne studiate per giorni aspetto e contenuti? Avete una scrivania apposita e magari un’angolo di libreria dove conservate materiali utili a ricerche e approfondimenti? Vi ritirate nello studio e nessuno dei vostri familiari vi disturba, rispettando religiosamente la vostra concentrazione? Insomma, fate le cose per bene, in tempo utile, programmando i vostri post con giorni di anticipo, data e orario di pubblicazione in automatico, ecc. ecc.?
Perché io, invece, sono più quella dell’ultimo minuto…
I post li penso in auto, in coda. O sempre in coda, ma al supermercato, dribblando le signore anziane che tentano sorpassi improbabili, ficcandoti i carrelli a tradimento tra le caviglie. O al mercato, osservando mazzi di borragini e tentando un approccio ad un’ombrina lucente. O prima di chiudere gli occhi, riassumendo veloce, anni di educazione cattolica hanno lasciato il segno, tutto il non-fatto o il fatto-male della giornata.
Poi mi alzo prima. Prima di tutto e di tutti. Magari alle 5, recuperando le vecchie abitudini di insegnante, quando le ore del mattino, con le bimbe che dormivano quiete, il cane ancora assopito che alzava appena una palpebra al mio passaggio, erano dedicate alla correzione di temi mal scritti, di esercizi infarciti di errori, di recensioni scopiazzate.
In vestaglia, una tazza di caffé, osservo il buio della mia città e il lucore lontano del mare. Al computer foto e parole, quando vengono, se vengono, che vi raccontano cose e persone e sentimenti e affetti. A volte il post arriva in un lampo: è lì, pronto, che aspetta solo il clic dell’invio. Altre volte ci vuole più tempo: la connessione ballerina, le parole che paiono imprigionate nella torre di Raperonzolo, la fantasia ibernata in un’alba più fredda.
Ed allora è un bel guaio: si svegliano le figlie, tutti parlano, chiedono cose, il caffè, dieci euro per uno spuntino, perché ho danza mamma e non torno a pranzo; chi porta Tilly dal veterinario? E l’idraulico oggi ha giurato che arriva, a che ora però non l’ha detto…non posso aspettarlo io, eh!!. Mamma hai visto la mia borsa? (o, in alternativa, le scarpe marroni, gli scaldamuscoli, il quaderno di chimica, la spazzola tonda…) Il computer viene spostato, dal tavolo della cucina: appoggiato, precariamente, nel corridoio, dove attende paziente, il post a metà, la foto da caricare, l’idea che pareva divertente, legata stretta tra le dita…
Sono spesso quella dell’ultimo momento. E voi?

Zuppetta di Cabernet Sauvignon con crostini speziati.      (ricetta dello chef Giorgio Nardelli)

 

Per la zuppa: 500g di brodo di carne, 500g di Cabernet Sauvignon, 120g di tuorli  d’uovo (6), g 200 di panna fresca, 1 presa di noce moscata, 1 cucchiaino di cannella, poco sale fino.
Per i crostini speziati: g 50 burro, g 100 pane a cassetta, 1 presa di noce moscata, 1 cucchiaino di cannella
Erba cipollina, per guarnire.

 

Bollire il brodo e il vino separatamente, per poi addizionare i due composti, aggiungere quindi la panna battuta ai tuorli d’uovo e profumata con la cannella e la noce moscata. Aggiustare con il sale. Continuare la cottura a bagnomaria finché la zuppa diventa schiumosa e cremosa.
Tagliare a piccoli quadrucci il pane a cassetta e rosolarlo nel burro, condire con la cannella e la noce moscata.
Servite la zuppa di vino Cabernet in tazze singole, servendo separatamente i crostini alle spezie, guarnite con l’erba cipollina tagliata finemente.

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Ho spesso apprezzato la zuppa di Terlaner, un vino bianco profumato del Sud-Tirolo. Quando ho assaggiato la prima volta questa versione con il Cabernet Sauvignon ero piuttosto perplessa. E’ stata una scoperta davvero piacevole. La zuppa è cremosa , ma non stucchevole, leggera e profumatissima, gustosa ,ma non pesante. Una vera delizia! Perfetta per il Cenone di Capodanno, buonissima per una cena romantica, magari davanti al fuoco di un camino:

Scritto da Patrizia il 28 dicembre 2011 alle 09:58 / 15 Commenti / Link permanente