Quattro ricette di bibite fresche e profumate per quattro SI.
No, non sono impazzita! Non vi sto per rivelare di aver scoperto la ricetta dell’acqua. Che non è neppure calda, per giunta.
Chi mi segue sa che non impongo a nessuno le mie convinzioni politiche, anche se non le nascondo certamente: la mia visione della vita si riflette, inevitabilmente, per fortuna, nelle cose che faccio e in come le faccio.
Questa volta l’occasione è talmente importante che voglio dire, però, anche da queste pagine: domenica andate a votare!
Per favore, andiamo tutti a votare!
Per favore, prendiamoci tutti la responsabilità di una decisione che riguarda il nostro futuro e il futuro dei nostri figli!
Smettiamola di pensare al nostro presente, segno di un egoismo solipsista o di un disinteresse superficiale e pressappochista: scegliamo il tipo di mondo in cui vogliamo far crescere i nostri figli, e magari anche i nostri nipoti.
Il mondo che verrà sarà un mondo di cento, mille Fukushima? Di cento, mille Chernobyl? Dovremo pagare l’acqua e poi, cosa? l’aria?
Dopo 25 anni, l’aria, l’acqua e il terreno intorno a Chernobyl, in un raggio di qualche centinaio di Km, sono ancora contaminati. Non date retta a chi vi dice che non è vero, che in fondo sono morte poche centinaia di persone: ancora oggi nascono bambini con tremende devastazioni fisiche, con danni al cuore, agli occhi, alla tiroide. No, non è una triste coincidenza… (voi rischiereste, davvero, sulla pelle dei vostri bimbi?) l’economia bielorussa è tracollata: voi comprereste grano contaminato? Sono anni che mi occupo di accoglienza di “bambini di Chernobyl”, che necessitano di soggiorni decontaminanti e che sono figli della miseria e della disperazione di una regione un tempo bellissima e fiorente, ed oggi poverissima.
Oggi, dei bambini di Fukushima non si parla: l’estrema dignità e la composta riservatezza del popolo giapponese hanno aiutato i media a dimenticare, e soprattutto a tentare di farci dimenticare.
Si certo, parliamo un po’ sull’onda dell’emozione: i disastri nucleari accadono. Punto. Siamo pronti ad assumercene il rischio?
No, grazie! Chernobyl e Fukushima sono casi eccezionali. Certo. Questo vuol dire che i disastri nucleari: accadono. Eccezionalmente. Ma accadono. Se si rompe un pannello fotovoltaico, tiro un accidenti, perché costa parecchio. Ma bevo un bicchiere d’acqua pura. Non al Cesio 137!
Acqua. Acqua pubblica. E gratuita. Perché ne abbiamo diritto tutti. Perché non voglio che l’acquedotto della mia città, o della vostra città, finisca nelle mani di un privato che, inevitabilmente, penserà al suo profitto. O magari nelle mani della malavita organizzata. Ci pensate?
Il pediatra delle mia bambine non voleva che io dessi loro da bere acqua minerale: l’acqua è potabile, mi diceva, pulita e sicura. Dagli quella del rubinetto: è acqua viva. Nella bottiglia c’è acqua morta!!
Vorrei continuare ad aver fiducia in un’ acqua pulita e giusta. Che possano bere le mie figlie e i miei nipoti, e pure le figlie e i nipoti di chi non può permettersi di pagare bollette stratosferiche. Ci sono famiglie, in Italia, oggi, che non arrivano alla fine del mese: guardatevi intorno. Non comprano il latte, alla terza settimana. Come farebbero a pagare l’acqua? L’acqua è vita. Non può essere di alcuni. E di altri no. Volete davvero pagare bollette iperboliche per un servizio che avete già?
Il legittimo impedimento. Non ho parole. Perché non credo ci sia bisogno di parole. Credo così fortemente, così assolutamente nella legge uguale per tutti, che non posso neppure pensare ad un Paese in cui una sola persona possa agire indisturbata, al di sopra delle legge. Non sto parlando di quella persona, ma di una persona. Oggi questo. Domani un altro. E’ un precedente non terribile: micidiale. Minerebbe le fondamenta stesse della nostra democrazia. Punto e basta. Saranno valori un po’ desueti e, per qualcuno, ridicoli: ma se una persona ruba una penna, deve render conto della penna che rubato. Chiunque sia. Qualsiasi cosa stia facendo. E se è uomo pubblico, deve render conto subito, immediatamente. O non avremo più fiducia in lui, e nelle istituzioni che rappresenta.
Andate a votare, per favore. E votate quattro volte SI. Per dire no! Perché noi vogliamo un mondo pulito e giusto.
Dove l’acqua sia bene di tutti.
Vi offro un Mohito, che si fa con il ghiaccio, che si fa con l’acqua. Pubblica. Vi offro una limonata: acqua e limone. Vi offro un bicchiere di succo di rose. Vi offro un tè freddo.
Avete ancora sete? Vi offro un bicchiere d’acqua. Fresca. Pulita. Gratis!
Bibita allo sciroppo di rose.
In una brocca d’acqua fresca, di rubinetto, da acquedotto pubblico, versate un bicchiere di sciroppo di rose. Mescolate e, se volete, aggiungete ghiaccio. Sorseggiate con calma.
per lo sciroppo di rose, come lo fa la mia mamma:
300gr circa di petali di rosa – 1l di acqua (pubblica) – 1k di zucchero - poche gocce di limone
Pulisce i petali di rose (delle rose del nostro giardino) senza lavarle. Poi le dispone in una capace bacinella e le copre con l’acqua bollente. Le lascia riposare tutta la notte, poi strizza bene i petali, raccogliendo tutto il succo in una pentola dal fondo pesante. Aggiunge lo zucchero e il succo di limone, poi pone sul fuoco, a bassa temperatura, fino a che lo zucchero è ben disciolto e lo sciroppo acquisisce consistenza. Imbottiglia ancora caldo.
Mojhito: ma quello vero cubano.
Questa è la vera ricetta cubana, rigorosamente con zucchero bianco e fatta senza pestare la menta (in modo da non far uscire i sentori amari).
menta – un lime – zucchero di canna bianco – rum bianco – acqua (pubblica) – ghiaccio (fatto con acqua pubblica)
In un largo bicchiere disponete le foglie di menta, bagnatele con il succo di lime , unite due cucchiaini di zucchero e mescolate, premendo un poco con un pestello, ma senza rompere le foglioline. Riempite il bicchiere di ghiaccio, aggiungete il rum bianco e terminate con l’acqua .
The allo zenzero.
acqua (pubblica) – un cucchiaino di foglioline di té nero – un pezzettino di zenzero fresco – un cucchiaino di miele.
Fate bollire l’acqua. In una teiera disponete le foglioline di té e lo enzero sbucciato e tagliato a fettine sottili. Unite il miele, poi l’acqua bollente. Lasciate in infusione almeno cinque minuti. Filtrate e versate in una brocca. Lasciate raffreddare, poi mettete in frigo. Al momento di servire, unite del ghiaccio.
Limonata di casa mia.
4 limoni – 1 litro di acqua (pubblica) - 2 cucchiai di zucchero.
Grattugiate la buccia di due limoni e riponetela iìsul fondo di una ciotola. Spremete il succo dei quattro limoni. Fate bollire l’acqua con lo zucchero. Versatela sulle bucce di limone grattugiato e fate freddare. Filtrate e versate il liquido in una brocca .Unite il succo di limone e riponete in frigorifero. Servite con ghiaccio.
Scritto da Patrizia il 11 giugno 2011 alle 04:44 / 2 Commenti / Link permanente
Passata è la tempesta…

… che però è stata bella forte! Un diluvio! Un’alluvione! Dove ero io? Ma lì in mezzo, ovviamente! Me ne ritornavo bella tranquilla dalla Metro, dove avevo fatto spesa grande, un po’ per il prossimo Raduno di Siena, un po’ per la famiglia. Auto stracolma, stipata in ogni spazio! E pioveva. Ma pioveva forte forte! Un po’ di coda era da immaginarsela! La mia città si paralizza quando vengon giù due gocce! Ma sotto la pioggia fitta fitta, dura e incredibilmente intensa, che veniva giù a scrosci, a catinate, quel fiume scuro e fluttuante che invadeva la strada non l’ho capito subito. Le auto procedevano a un metro per volta, guadando. Tredici chilometri, tra lì e qui. Tredici chilometri in cinque ore!! E avevo dimenticato a casa il cellulare. E mentre l’acqua scrosciava dall’alto e sgorgava da tombini impazziti, usciva dai portoni, riversandosi in fiumi terrosi sulle carreggiate, sono scesa dall’auto incolonnata, irrimediabilmente ferma da ore, e ho comprato per 3 euro una telefonata dal cellulare di uno studente ridanciano.
Scritto da Patrizia il 05 ottobre 2010 alle 06:01 / 0 Commenti / Link permanente
Sui tetti di Parigi.

Sarà che piove, fitto fitto, su spiaggia e mare. Ma una zuppa leggera, profumata d’oriente, oggi mi garba proprio.
Ha i sapori esotici e delicati di una zuppa thai, ma l’ho mangiata a Parigi. Su un tetto.
E che tetto!! Era giugno, e il tetto era quello delle Gallerie Lafayette, dopo tutta una mattinata e prima di un intero pomeriggio di shopping selvaggio, con la fotografa scatenata in “guarda che meraviglia” “oh, mamma, che belli questi” ecc.ecc…
Scritto da Patrizia il 20 agosto 2010 alle 11:22 / 0 Commenti / Link permanente
Pumpkin and ginger soup.

Questa l’ho mangiata a Stroud, nella contea di Gloucestershire, al Ristorante dell’Impeerial Hotel, il giorno in cui ho accompagnato la fotografa al college. (Dove…si è divertita da pazzi!) Segnatevelo. Se capitate nella zona, vale la pena una sosta. Ambiente confortevole, cucina molto buona, gradevole atmosfera.
Scritto da Patrizia il 29 luglio 2010 alle 11:30 / 0 Commenti / Link permanente






















